Il concetto di car sharing è nato negli Stati Uniti alcuni anni fa, anche se in maniera non ufficiale: mettere a disposizione la propria auto nelle ore o nei giorni in cui è parcheggiata, in modo da permettere ad altri di utilizzarla condividendo le spese di manutenzione e di assicurazione. Ecco il carsharing, nome inglese per una soluzione che mette d’accordo proprietari di vetture e utilizzatori saltuari, che non vogliono o non possono essere proprietari di una o più automobili sobbarcandosi alti costi di gestione.

Dal Giappone alla Germania

Dalla primavera di quest’anno, Toyota ha iniziato a sperimentare il carsharing condominiale presso due comprensori abitativi a Tokyo e ad Aichi dove una Prius ibrida plug in e una piccola iQ elettrica saranno messe a disposizione dei residenti per tragitti di breve portata. Le auto sono gestite da una società di noleggio e di leasing, che beneficiano di aree di parcheggio a hoc e di nuove infrastrutture di ricarica.

Nel paese d’Oltralpe, invece, ha preso piede “Tamyca”, il servizio di condivisione dell’auto tra singoli cittadini che funziona in maniera molto semplice: un privato mette a disposizione la sua auto ad altri privati che si sono registrati sul sito, nel quale hanno anche inserito il proprio profilo di Facebook. Ogni vettura è catalogata in base al modello, al chilometraggio effettuato e alla tariffa giornaliera di noleggio, fissata da ciascun proprietario. La richiesta di noleggio avviene online: l’interessato verifica la disponibilità e prenota. Anche in questo caso la tecnologia è arrivata a supporto di utenti e noleggiatori, visto che si può prenotare tramite app dello smartphone e dal tablet. La tariffa base è di 11 euro al giorno. Per prendere le chiavi, occorre andare direttamente a casa del proprietario, dove poi si riconsegneranno una volta finito il noleggio.

Dalla California, una legge a hoc

I costi sempre più elevati di gestione delle auto fa sì che anche negli Usa si prenda sempre più sul serio la formula del carsharing. Nello stato della California, circa 2 anni fa, l’ex governatore Schwarzenegger ha firmato una legge che permette anche ai privati (gli enti pubblici lo fanno già) di condividere la propria auto con altri senza per questo perdere la classe di merito ottenuta con la propria assicurazione. Prima di allora, le compagnie – in caso di sinistro – si sarebbero rivalse sul proprietario aumentandogli il premio anche se alla guida del mezzo non ci fosse stato lui. Alcune compagnie, addirittura, avrebbero potuto avvalersi del diritto di rescindere il contratto unilateralmente per giusta causa. La legge, invece, considera ora la classe di merito non al proprietario del veicolo ma chi effettivamente è alla guida.

Anche in questo caso, i membri del servizio di car sharing, dopo essersi registrati hanno accesso a una flotta di auto da utilizzare per brevi periodi, pagando tariffe orarie o a chilometro percorso, senza doversi occupare della benzina, dell’assicurazione o della manutenzione. Prenotano il veicolo via telefono o via Internet (anche all’ultimo momento) e lo ritirano e lo riconsegnano in punti prestabiliti. Secondo i calcoli fatti da alcuni analisti, quella del car sharing potrebbe essere un’attività in grado di rendere “alcune centinaia di dollari al mese” e coprire le spese di possesso, facendo sì che altri usino la propria auto quanto altrimenti sarebbe ferma in garage.

Sempre nell’altro lato dell’Atlantico, il carsharing è firmato Google: l’azienda californiana, infatti, da oltre un anno e mezzo è entrata nel mondo dell’auto per lanciare la piattaforma Relayrides.com dedicata a questo servizio. I proprietari di auto, mandano una descrizione della propria auto e fissano una tariffa oraria per la condivisione, fermo restando che l’azienda fondata da Larry Page e Sergey Brin intascherà il 15% sul prezzo pagato. Il servizio funziona attraverso l’installazione di un GPS in auto, che permette di registrare i chilometri percorsi dal noleggiante e consente il riconoscimento del titolare della prenotazione.

Car sharing a Parigi

La formula del carsharing ha debuttato anche a Parigi grazie ad Autolib, il progetto nato dalla collaborazione tra Pinfarina, il gruppo Bollorè e Cecomb che punta sulla condivisione di una flotta di minicar elettriche a 4 posti noleggiabili tramite una specifica “carta elettrica” che i cittadini possono ottenere sottoscrivendo un abbonamento su Internet o presso le stazioni di servizio facenti parte del progetto.

Tale carta va semplicemente messa a contatto con l’apposito dispositivo installato sullo specchietto retrovisore esterno lato guida, in modo da accedere al servizio di carsharing e utilizzare l’auto senza inquinare e nel più assoluto silenzio. Entro fine anno ci saranno 3mila minicar e 1.120 posteggi riservati con colonnina per la ricarica.

28 novembre 2012
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