La capacità del gufo di ruotare quasi completamente la testa ha del misterioso e del magico, stupisce per la sua incredibile particolarità. Il volatile è già famoso per la sua grande fama di osservatore notturno, grazie a una vista quasi da supereroe. Ma in molti si domandano come il gufo riesca a girare il capo di 270° senza ferite al collo e senza bloccare il percorso del sangue verso il cervello. Questo è favorito da una capacità tipica dei rapaci notturni, ovvero una sorta di adattamento delle ossa e della rete vascolare in funzione della rotazione.

La necessità di voltare la testa è data dalla conformazione degli occhi, fissi nelle orbite d’origine, a differenza di molte altre specie animali che possono muoverli. Per questo motivo, anche per urgenze legate alla difesa e alla caccia, la natura è stata come sempre creativa e ha fornito al gufo questo incredibile stratagemma: la torsione del collo. Per impedire che il sangue si blocchi, con la relativa morte dell’animale, esiste alla base del collo un complesso sistema vascolare in grado di creare delle riserve necessarie in caso di rotazione del capo. Degli spazi che si dilatano e dove il sangue si riversa in attesa di raggiungere il cervello durante la torsione.

Inoltre nella zona cervicale, nello specifico tra le vertebre, è presente una cavità che consente la formazione di sacche d’aria che fungono da ammortizzatori. In questo modo le arterie riescono a muoversi agilmente anche durante azioni del capo molto stressanti. La stessa arteria vertebrale del gufo entra nel collo più in alto rispetto ad altri uccelli, intorno alla 14esima vertebra, consentendogli maggiore agilità. Grazie a questo sistema molto complesso ma funzionale il gufo può quindi ruotare il capo da una parte e dall’altra, riuscendo a guardare anche dietro le sue stesse spalle. Natura, anatomia ed evoluzione in un piccolo animaletto dall’aria buffa, ma dall’indole intelligente e attenta.

22 aprile 2015
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