Il termine guerrilla gardening viene da green guerrilla (guerrilla verde) usato per la prima volta da un gruppo di attivisti ambientalisti nel 1973, i quali trasformarono un lotto abbandonato di terra in un bellissimo giardino.

Negli anni il termine e le attività si sono evolute ma il movimento è ancora vivo e attivo. Le persone che vi si uniscono lo fanno per le ragioni più disparate: dal voler mandare un forte messaggio politico, ambientalista e di pro-attivismo, al voler rivalutare zone abbrutite dal cemento, con chiari intenti di produzione di ortaggi e frutta, o semplicemente per dar sfogo al proprio irresistibile pollice verde.

I terreni soggetti alla guerrilla sono terreni abbandonati o non manutenuti dal legittimo proprietario; quello che questo attivismo ambientalista si propone di fare è di ridare uno scopo ai terreni in disuso, soprattutto se si tratta di aree urbane ultracementificate. Il messaggio è chiaro: abbiamo bisogno del polmone verde per vivere.

Questa forma di giardinaggio radicale è ormai diffusa in tutto il mondo, stando alle statistiche più di 30 Paesi al mondo ormai sono coinvolti, non si contano i siti, le pagine facebook, i blog in tutte le lingue, italiano compreso.

 width=

La critica più rivolta ai guerriglieri verdi è di scarsa competenza: chi si occupa di guerrilla gardening non avrebbe idea di quali piante è meglio usare in determinate aree, col risultato di aumentare allergie e presenza di insetti scomodi nei grandi centri abitati.

C’è poi da tenere in considerazione il rischio tossine: alcuni scienziati hanno studiato come alcune piante siano in grado di assorbire le scorie presenti nel terreno – residui di lavorazioni industriali per esempio – senza morire, il che sarebbe un ottimo metodo per ripulire l’ambiente. L’altro lato della medaglia però è che i frutti di queste piante resistenti non sono adatte a essere consumate dall’uomo in quanto ricche appunto delle sostanze che hanno tolto all’ambiente circostante.

Se volete saperne di più i siti principali da consultare sono guerrillagardening.org e guerrillagardening.it.

 width=

Per iniziare la vostra carriera di giardinieri sovversivi basta poco: prendersi cura di aiuole vicino casa, salvare i getti dei vari alberi, raccogliere ghiande e semi in autunno e metterli a dimora per la primavera, eliminare la spazzatura, innaffiare zone aride, portare del fertilizzante, fare talee dai propri alberi e dalle proprie piante.

Se inoltre volete essere pronti per l’anno prossimo, per la giornata internazionale del giardinaggio radicale, al primo maggio, potete iniziare ad allenarvi facendo seed bombs ovvero bombe di semi, o granate verdi.

Tenendo presente quanto detto prima, ovvero utilizzare piante adatte al suolo, all’ambiente, al clima e alle persone, e non mangiarne i frutti se avete in mente di dare una mano a ripulire la zona industriale della vostra città, ecco come fare:

  • semi, se riuscite a farne di vostri tanto meglio, altrimenti vanno bene anche sementi comperati. Il salto di qualità: scegliete sementi di piante autoctone, tipiche locali, che magari hanno sofferto di disboscamento o sono addirittura in via d’estinzione;
  • fertilizzante non chimico;
  • terriccio argilloso, non eccessivamente acido: deve poter fornire il nutrimento necessario alle radici e allo stesso tempo deve permettervi di formare una palla una volta umettato leggermente;
  • fogli di giornale;
  • paletta;
  • ciotola;
  • acqua.

Mettete a bagno i semi per un’ora, o una notte se potete, eliminate quelli che rimarranno a galleggiare: tendenzialmente è segno di seme danneggiato che non germoglierà.

Dopodiché fate un vero e proprio impasto di semi, terriccio e fertilizzante (due parti di semi, tre di terriccio, uno di fertilizzante) e un poco d’acqua, finché il composto non sia modellabile a mano. Fatene palline più o meno di dimensioni di quelle da golf. Disponetele su dei fogli di giornale ad asciugare per 24 ore.

 width=

Non dimenticatevi di piantarle sotto qualche centimetro di terra, per far sì che le possibilità di germogliare siano più alte e anche per impedire che le bombe di semi vengano usate come cibo dagli animali e dagli insetti. A meno che questo non sia il vostro intento. E ricordatevi di innaffiarle non solo appena dopo averle piantate ma anche nei due giorni successivi.

Sta a voi poi scegliere il momento adatto per piantare: di notte per un maggiore effetto sorpresa, di giorno per mandare un messaggio ancora più chiaro e per coinvolgere la comunità.

22 maggio 2013
I vostri commenti
Salvo Schiavone, venerdì 24 maggio 2013 alle0:07 ha scritto: rispondi »

Chi pratica la nobile arte della guerrilla gardening, decisamente non autorizzata, conosce bene le piante ed i semi da usare che non servono solo ad ingentilire una aiuola dimenticata o a portare un sorriso in un quartiere periferico grigio e triste. Sarebbe invece il caso che le singole Amministrazioni comunali prendano più a cuore il grigiore delle loro città e, sopra tutto, facciano frequentare corsi specifici di specializzazione (mi sia consentito il gioco di parole) ai loro giardinieri che vanno invece capitozzando alberi e piantando acacie che, queste sì, attirano miriadi di moscerini e zanzare. Ma già, dimenticavo.... così possono indire gare di appalto per la disinfestazione, contribuendo ad avvelenare sempre di più un'aria già irrespirabile e veneficacon tassi di inquinamento che le stesse piante non riescono più a filtrare.

Cristina Padovan, giovedì 23 maggio 2013 alle16:54 ha scritto: rispondi »

Gentile Tommaso, grazie per il commento e soprattutto per l'interesse mostrato verso la GG, vorrei solo sottolineare che in quella parte del testo non stavo esprimendo un giudizio mio personale, ma riportando quelle che sono le critiche generalmente mosse a chi si occupa di questo tipo di giardinaggio. La mia opinione personale al riguardo di questa critica, come sottolinea anche lei, è che abbia un involontario effetto comico!

tommaso, giovedì 23 maggio 2013 alle16:16 ha scritto: rispondi »

"chi si occupa di guerrilla gardening non avrebbe idea di quali piante è meglio usare in determinate aree, col risultato di aumentare allergie e presenza di insetti scomodi nei grandi centri abitati." gentile giornalista, la inviterei a documentarsi maggiormente sul GG, non tanto per non nuocere all'immagine delle nostre buone pratiche che sono ben note e sempre più divulgate, quanto per non svilire la sua stessa professione con articoli generici e raffazzonati dall'involontario effetto comico. buon lavoro.

Lascia un commento