In questi giorni si susseguono le notizie riguardanti l’indagine antidumping del’Unione Europea contro celle, moduli e vetri fotovoltaici provenienti dalla Cina. Nel frattempo, già da mesi sono in vigore negli Stati Uniti dazi in ingresso al fotovoltaico cinese che raggiungono il 250% del valore dei prodotti importati. Infine, la Cina sta studiando contromisure sul silicio fotovoltaico proveniente da USA, UE e Corea del sud.

La situazione sembra letteralmente bloccata da una guerra commerciale ormai dichiarata e in atto, che aggrava la crisi dell’industria fotovoltaica alle prese con un eccesso di capacità produttiva e prezzi finali sempre più bassi. Come uscire dall’impasse?

SEMI, associazione che riunisce decine di big dell’industria elettronica mondiale e che ha una branca dedicata anche al fotovoltaico, prova a dare una risposta con un white paper dal titolo: “Global Trade War and Peace: Unified Approaches to a Global Solar Energy Solution”.

Partendo dal presupposto che l’industria fotovoltaica mondiale oggi vale oltre 100 miliardi di dollari, un patrimonio che non può essere dissipato, SEMI ricorda come in passato altre guerre commerciali del tutto simili a quella attuale del fotovoltaico sono state risolte. Nel settore dell’elettronica, ad esempio, si ricordano la guerra dei chip tra Stati Uniti e Giappone negli anni ’80 e la disputa internazionale sull’information technology del decennio successivo. Entrambe risolte con accordi tra le parti.

Nel primo caso Giappone e Stati Uniti, nel 1986 raggiunsero il primo U.S.-Japan Semiconductor Trade Agreement, poi perfezionato da ulteriori accordi fino alla creazione del World Semiconductor Council (WSC). Un’associazione internazionale alla quale oggi partecipano Governi e rappresentanti dell’industria di Cina, UE, Stati Uniti, Giappone, Corea e Taiwan.

Il Giappone permise che almeno il 20% dei suoi consumi nazionali di elettronica venissero coperti da prodotti esteri e si istituirono organi collegiali e procedure dedicate per la risoluzione accelerata delle singole dispute commerciali. Se oggi Europa e Stati Uniti riuscissero a mettere le mani sul 20% del mercato solare cinese, che è enorme e in fortissima crescita, molto probabilmente la guerra del fotovoltaico durerebbe assai poco.

Altro esempio di guerra risolta con il beneficio di tutti i contendenti è quella sulle telecomunicazioni, l’information technology oggetto dell’accordo ITA del dicembre 1996 firmato da 14 Governi di mezzo mondo.

Il risultato è stato anche migliore del previsto: dal 1996 al 2008 il totale degli scambi commerciali in information technology è cresciuto del 10% annuo, passando da 1.200 miliardi a 4.000 miliardi di dollari.

Oggi i partecipanti all’ITA sono 74, rappresentano il 97% del prodotto venduto nel mondo, e rappresentano l’industria dei computer, semiconduttori, equipaggiamento per la costruzione dei semiconduttori, equipaggiamento per le telecomunicazioni e altri componenti elettronici. Grazie a quell’accordo oggi potete leggere questo post da quasi qualunque parte del mondo industrializzato, con costi di connessione bassissimi e standard affidabili.

SEMI è convinta che l’applicazione di esempi di risoluzione dei conflitti commerciali possa essere vantaggiosa per tutti: Cina, Europa, Stati Uniti ma anche per gli altri paesi che stanno per sperimentare il boom dei consumi di pannelli fotovoltaici anche se non ne sono dei grandi produttori. Uno su tutti: l’India.

1 marzo 2013
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