Moduli e buoi dei paesi tuoi: la guerra doganale sul fotovoltaico tra Cina e USA sta per cominciare e i dazi imposti dagli Stati Uniti qualche mese fa erano solo le schermaglie iniziali. I cinesi, infatti, stanno per controbattere con proprie barriere in ingresso per il fotovoltaico americano e, attenzione, anche per quello sud coreano.

Secondo quanto riporta PV Magazine, infatti, il ministro cinese del Commercio ha chiesto un’indagine per conoscere gli eventuali aiuti all’export americano di polysilicon, il materiale grezzo con il quale si realizzano le celle fotovoltaiche. L’ipotesi è che questa materia prima fotovoltaica sia stata venduta sotto costo nella Repubblica Popolare Cinese grazie ai sussidi statali americani.

Sotto accusa c’è l'”Advanced-Energy Manufacturing Industry Program” degli Stati Uniti, cioè il programma di esenzione fiscale promosso dal Governo federale, e altri 15 programmi di esenzione fiscale messi in atto da altrettanti Stati USA. Si tratta di aiuti statali diretti o indiretti, come il famoso credito d’imposta alle rinnovabili tanto criticato dai Repubblicani che, ora, si trovano a far comunella con i cinesi. Miracoli del fotovoltaico.

Il ministro cinese ha quindi aperto ufficialmente un’indagine, che durerà un anno, con la quale verranno esaminati gli effetti economici sul mercato internazionale, e quindi anche su quello interno della Cina, di questi sgravi fiscali. Se in America si paga artificialmente meno la materia prima, questo è il concetto, i pannelli solari americani hanno più possibilità di battere sul mercato quelli prodotti in altre zone del mondo.

Da notare che quest’indagine cinese interessa anche il polysilicon nord coreano perché, su 34 mila tonnellate di polysilicon importato in Cina da gennaio a maggio 2012, il 41,4% era americano e il 22,2% sud coreano. Di fatto il polysilicon straniero è molto più economico di quello cinese e alcune aziende come China Silicon Corporation, Dago New Energy Corporation, GCL-Poly Energy Holdings e LDK Solar hanno chiesto al ministro di sapere perché.

Ma non è così semplice perché, se i produttori di polysilicon ci perdono dal prezzo internazionale troppo basso quelli di celle ci guadagnano. E poiché i produttori di celle sono tanti anche in Cina (sebbene anche loro in crisi, ultimamente), è abbastanza chiaro quanto bollente sia la patata fotovoltaica dagli occhi a mandorla.

Tutto questo mentre l’UE sta a guardare, nonostante le richieste dei produttori locali di celle e moduli. La verità, però, è che non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca e mantenere i costi di produzione bassi e i prezzi di vendita alti. Il rischio serio, a questo punto, è che tra USA e Cina venga eretto un muro di barriere commerciali incrociate. E che ognuno cominci a far tutto in casa, facendo di nuovo salire i costi del fotovoltaico e smentendo le previsioni attuali.

Se le aziende europee produttrici di celle e, soprattutto, moduli saranno ancora vive per dire la loro è praticamente impossibile da prevedere. L’Italia, nel frattempo, per non scontentare nessuno ha appena approvato il Quinto Conto Energia con incentivi nettamente al ribasso e un “bonus UE” che si può senza problemi ricevere anche installando pannelli fotovoltaici con celle cinesi stringate e assemblate in Europa. Diplomazia solare.

23 luglio 2012
In questa pagina si parla di:
cina | Usa
Fonte:
Lascia un commento