La battaglia di Greenpeace contro Enel dura ormai da un po’. Nonostante l’associazione stia accordando lo stesso impegno che in passato ha “piegato” colossi come Adidas, l’azienda leader in Italia nel settore energetico ha deciso di replicare a suon di querele. L’assunto sarebbe quello di dimostrare come le accuse pubbliche di Greenpeace siano false e come quindi costituirebbero veri e propri tentativi di calunnia.

L’associazione ambientalista ha però appena segnato un goal a proprio favore. Un istituto indipendente, il Carbon Market Data, ha pubblicato dei dati che di fatto confermano l’accusa di Greenpeace. Dal comunicato stampa di quest’ultima si apprende:

«Con 78 milioni di tonnellate di CO2 emesse nel 2011, Enel è il quarto emettitore assoluto europeo di anidride carbonica e il primo in Italia. Si tratta di un dato peggiorativo: con 10 milioni di tonnellate di CO2 in più rispetto al 2010, le emissioni del gruppo Enel in Europa aumentano, nonostante la crisi.»

E, stando così le cose, Greenpeace parte all’attacco svelando quelle che sono, a suo dire, 4 menzogne usate da Enel per difendersi dalla critiche. Dato che la situazione è delicata, anche in termini legali, si riporta la spiegazione di queste supposte bugie, così come sono state pubblicate nel comunicato stampa:

  1. “le attività dell’azienda […] si svolgono nel pieno rispetto delle leggi che tutelano l’ambiente e la salute”. Falso. Enel è già stata condannata, anche per “emissioni moleste, danneggiamento all’ambiente, al patrimonio pubblico e privato e violazione della normativa in materia di inquinamento atmosferico” per la centrale di Porto Tolle. Altre indagini sono in corso in relazione alle emissioni della centrale a carbone di Brindisi.
  2. “circa metà dell’energia elettrica che Enel produce è priva di qualunque tipo di emissione, compresa l’anidride carbonica”. Non è così, se a livello globale quella percentuale è inferiore al 50 per cento e in Italia supera di poco il 40. Ma quanto viene emesso per produrre oltre il 50 per cento dell’elettricità fatta da Enel? Alcune delle sue centrali, a livello europeo, sono tra le più inquinanti, come testimoniato anche dall’Agenzia Europea per l’Ambiente.
  3. l’azienda sostiene di avere “in programma investimenti nelle fonti rinnovabili per oltre 6 miliardi di euro nei prossimi cinque anni, un impegno che ha ben pochi paragoni a livello globale”. La verità è che gran parte dei 6 miliardi, su un piano complessivo di oltre 27, è destinata a grandi impianti idroelettrici in Sud America e non riguarda le nuove tecnologie rinnovabili.
  4. Infine, Enel ricorda che “solo il 12 per cento dell’energia elettrica italiana è prodotta con il carbone contro una media europea di circa il doppio”. Con questa affermazione l’azienda parla d’altro per non ammettere la verità. Greenpeace non contesta il dato nazionale della produzione di elettricità da carbone, bensì fa riferimento al carbone di Enel, i cui documenti riportano una produzione che nel 2011 ha superato il 41 per cento.

A prescindere dai dati statistici più ampli su cui verte la contesa, lecito è sottolineare come sia innegabile che alcuni impianti Enel abbiano un impatto inquinante gigantesco, cui le statistiche al momento non sembrano porre rimedio.

31 maggio 2012
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I vostri commenti
Sebastiano Are, venerdì 8 marzo 2013 alle10:07 ha scritto: rispondi »

se fosse l'adidas ci farebbero solo male i piedi ... non avremo tumori

Antonio Tanzi, venerdì 1 giugno 2012 alle15:15 ha scritto: rispondi »

Greenpeace è maestra di disinformazione sull'Enel.  questo si spiega solo con i fondi che riceve dalla concorrenza. questo articolo sulle " 4 bugie dell'Enel"  è solo intriso di  generalità e presunte verità, comprese le presunte condanne ricevute da Enel. Comunque  parleranno i fatti in tribunale.  L'Enel non è l'Adidas. questa volta vi siete scelto il nemico sbagliato.

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