Greenpeace se la prende con Enel per il carbone

L’ENEL di nuovo sotto attacco da parte di Greenpeace a causa delle centrali elettriche a carbone. Combustibile fossile vecchio come il mondo, che inquina e emette CO2 più di qualunque altra fonte di energia si possa utilizzare per produrre elettricità, scarti di petrolio a parte.

Questa mattina alcuni attivisti di Greenpeace, il cosiddetto “Reparto Investigazioni Climatiche” (R.I.C.), è riuscito a calarsi lungo le pareti del palazzo che ospita la sede centrale di ENEL e a srotolare un enorme striscione con uno slogan assolutamente chiaro: “Enel Killer del clima, abbiamo le prove“.

Hanno anche transennato l’ingresso del palazzo come se fosse la scena del crimine e persino consegnato ai dirigenti un avviso di garanzia, ovviamente inventato, nel quale si ipotizza il “reato di grave danno ambientale, climatico e sanitario, reato di profitto indebito tramite danno sanitario e ambientale a persone ed ecosistemi”.

Enel è uno dei protagonisti a livello europeo e mondiale della produzione di energia elettrica dal carbone. Solo per restare agli impianti italiani basti ricordare la centrale di Brindisi-Carano, attualmente attiva, il progetto di riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle a Rovigo e di quella di Rossano Calabro in provincia di Cosenza.

La sola centrale Federico II di Brindisi produce, secondo Greenpeace, danni sanitari e ambientali per 700 milioni di euro ed è uno degli impianti più inquinanti d’Europa, come spiega Andrea Boraschi, responsabile della campagna Clima ed Energia di Greenpeace:

Enel è stata “iscritta al registro degli indagati” da Greenpeace sulla base dei dati dell’Agenzia Europea per l’Ambiente (AEA), che segnala che la centrale a carbone di Enel Federico II a Brindisi è l’impianto industriale più inquinante in Italia per emissioni in atmosfera (il diciottesimo in Europa). Questo impianto causa annualmente danni ambientali, climatici e sanitari stimati tra i 536 e i 707 milioni di euro (questi importi riferiti ai dati del 2009). Una cifra sostanzialmente equivalente agli extra-profitti lordi che Enel ricava dal sito nel quale produce a un costo assai minore rispetto a quello di vendita

Greenpeace ha anche aperto un nuovo sito Web all’indirizzo www.FacciamoLuceSuEnel.org, tramite il quale fornirà in futuro altre informazioni sulle scelte industriali di ENEL che danneggiano ambiente e clima. Di certo, al momento, ci sono quattro avvisi di garanzia (questa volta veri) per altrettanti dirigenti ENEL della centrale di Brindisi-Cerano. I reati ipotizzati sono pesantissimi: omicidio colposo e lesioni colpose. Altri 12 dirigenti sono indagati per gettito pericoloso di cose (l’unico reato previsto dal codice italiano in caso di inquinamento, a meno che non ci sia un danno alla salute già accertato) e danneggiamento alle colture.

29 marzo 2012
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I vostri commenti
Roberto Regoli, giovedì 29 marzo 2012 alle19:51 ha scritto: rispondi »

Sempre troppo poco! W Grennpeace!!!!

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