Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace Italia, resta all’indomani delle elezioni è convinto che nel nuovo Parlamento, inondato di grillini, i temi ambientali saranno più presenti che in passato. Ma la sua apertura di credito al Movimento 5 Stelle finisce qui. Rispondendo alle domande della Rete dei giornalisti e blogger per l’ambiente Onufrio ha fatto un’analisi del voto, partendo da quanti hanno risposto dalla campagna “Io non vi voto” tramite la quale Greenpeace ha chiesto ai politici italiani parole chiare sulle fonti fossili di energia. Spiega Onufrio:

L’iniziativa è iniziata prima delle primarie del PD ed era legata soprattutto agli aspetti energetici e al superamento della proposta di SEN di Corrado Passera. Che a nostro avviso rappresenta una sorta di armistizio energetico condiviso sostanzialmente da tutti i grandi partiti.

Non hanno mai risposto né Renzi e Bersani, durante le primarie, né Berlusconi e Monti. Abbiamo avuto invece delle risposte aperte alle nostre posizioni da parte della Puppati, di Vendola, della Meloni, di Samorì, dal raggruppamento di Montezemolo e da Ingroia.

Abbiamo raccolto 52 mila firme, quindi i grandi leader non hanno risposto a 52 mila persone mobilitate da Greenpeace.

Neanche Grillo ha risposto, anche le la piattaforma di Grillo è abbastanza sbilanciata sui temi della green economy.

Grillo è ambientalista? È lui il punto di riferimento in Parlamento per cittadini e associazioni attenti all’ambiente? È presto per dirlo, secondo Onufrio:

Nelle cose di cui parlano il tema ambientale è sicuramente molto presente. Ma non do giudizi particolari, credo che le persone e i movimenti che partecipano alle elezioni e che quindi entrano nelle istituzioni dovranno poi assumersi delle responsabilità.

Come associazione noi diamo apertura di credito a chiunque e parliamo con chiunque e lo faremo anche con il Movimento 5 Stelle. Con Grillo abbiamo collaborato in passato partecipando alla creazione di un DVD che si chiama “Terra Reloaded” proprio sul tema energia. Con il gruppo che gestisce il blog abbiamo avuto delle collaborazioni. Naturalmente ora con il risultato elettorale tra virgolette le cose cambiano perché dobbiamo considerarli dei rappresentanti delle istituzioni.

Per Greenpeace fa una differenza non da poco. Noi ci aspettiamo qualcosa, ci aspettiamo che questi temi vengano dibattuti, ma stiamo ad aspettare e vediamo cosa succederà.

Se è stato Grillo a vincere, chi ha perso veramente? Il partito del carbone?

Magari, mi piacerebbe pensarlo. Io credo che i temi che abbiamo cercato di portare nella campagna elettorale non ci siano poi entrati. Anche Grillo, in alcune interviste sul tema della questione energetica, ha detto che la rivoluzione energetica è una questione di civiltà non è quasi più una questione di politica.

Sono d’accordo fino a un certo punto, la nostra analisi è che invece questa trasformazione oggi vede uno scontro di interessi secondo me inevitabile.

È un’esperienza che come Greenpeace vediamo a livello globale: laddove noi interveniamo in un settore dove il ciclo produttivo e degli investimenti è breve otteniamo risultati anche in pochi anni.

Laddove il ciclo di investimenti è lungo, come per le fonti fossili, è giocoforza il fatto che si sia uno scontro. E in questo scontro quello che è mancato è stato la politica.

Noi abbiamo visto un boom delle rinnovabili che è avvenuto a metà tra il Governo Prodi e il Governo Berlusconi. Questo boom ha sorpreso tutti per velocità e dimensioni e la Strategia di Passera che è intervenuta per bloccare gli incentivi che forse erano un po’ troppo generosi ma fondamentalmente perché non c’è stata nessuna capacità di visione né di regolazione.

Trovo paradossale che nella Strategia si parla di estrarre tutto il petrolio che c’è in Italia e assieme a questa affermazione non c’è un discorso che si proietti al 2050 su come superare il mondo delle fossili.

Potrei comprendere questa logica solo se contemporaneamente diciamo che l’età del petrolio sta finendo e allora ci attrezziamo attraverso le fonti rinnovabili e il risparmio energetico, una ristrutturazione della mobilità e delle reti, attraverso un accordo con quei paesi che dopo Fukushima hanno scelto un’altra strada.

Che non sono pochi: Germania, Svizzera, Austria, la Lituania si sta muovendo. C’è una sorta di guerra energetica, che il nucleare sta perdendo.

Tra i tanti altri argomenti toccati nel corso dell’intervista, Onufrio ha anche fornito un aggiornamento sulla campagna “The Fashion Duel” contro le griffe dell’alta moda che producono all’estero senza rispettare le norme europee sulla tutela dell’ambiente. Come anche delle preoccupazioni per un boom europeo dello shale gas.

Le altre interviste e le discussioni della Rete dei giornalisti e blogger per l’ambiente le trovate sia su Google Plus che su Facebook.

7 marzo 2013
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