“Il futuro secondo Zaia? Nero come il carbone”, così si sono presentati i militanti di Greenpeace di fronte al Consiglio Regionale del Veneto. E questo mentre il governatore e tutta la giunta regionale si apprestano a tramutare in legge la possibilità riconvertire a carbone la centrale di Porto Tolle, nel già fragile ecosistema del delta del PO.

Gli effetti ambientali di tale “riconversione” sarebbero devastanti:

  • Più di 10 milioni di tonnellate l’anno di CO2: oltre 4 volte le emissioni annuali di una città come Milano;
  • Circa 2.800 tonnellate l’anno di ossidi di azoto, equivalenti alle emissioni di 3,5 milioni di auto;
  • Circa 3.700 tonnellate di ossidi di zolfo, cioè più del doppio delle emissioni dell’intero settore trasporti in Italia.

In breve, l’accusa di Greenpeace è quella di una legge ad-aziedam, pensata solo per soddisfare gli interessi di Enel:

Quella in discussione oggi è una norma “ad aziendam”, o meglio un regalo a Enel: cambiare la legge di un parco già fragilissimo – quello del Delta del Po – per consentire la riconversione a carbone della centrale di Porto Tolle.

I soldi – 2,5 milioni di euro – che verranno investiti dalla società, poi, potrebbero essere investiti meglio:

Davanti alla vecchia centrale a olio c’è il terminal gasifero offshore più grande del mondo. Convertire la centrale a gas – invece che a carbone – costerebbe, a parità di potenza, la metà; occuperebbe poco meno e inquinerebbe molto meno.

Se poi Enel spendesse i 2,5 milioni di euro, previsti per la riconversione, in fonti energetiche rinnovabili, occuperebbe, in fase di costruzione e installazione fino a 3 volte di più che con il carbone e in fase di funzionamento e manutenzione fino a 17 volte di più.

Quegli stessi soldi, investiti in efficienza energetica, produrrebbero oltre dieci volte l’occupazione della centrale a carbone e farebbero risparmiare tre milioni di tonnellate l’anno di CO2.

I volontari Greenpeace sono in azione in questo momento a Venezia. Se ne condividete gli intenti e vi trovate in zona, andate a dar loro una mano.

20 luglio 2011
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