Quale sarà lo scenario energetico mondiale nel 2030? Cosa sarà cambiato nel rapporto fra le diverse fonti attualmente utilizzate dall’uomo? Cosa sarà necessario per garantire la definitiva transizione energetica a favore delle rinnovabili? Difficile rispondere ora ma un aiuto può arrivare dal rapporto “Revolution: battle of the grids” elaborato in questi giorni da Greenpeace.

Secondo l’associazione ambientalista, fra 20 anni i combustibili fossili non potranno più essere considerati la principale fonte di energia non solo per il prezzo esorbitante che avranno raggiunto ma, soprattutto, per l’eccessivo costo ambientale dovuto a una lunga serie di disastri che si sono via via susseguiti negli anni precedenti.

Le fonti rinnovabili forniranno quindi gran parte dell’energia elettrica ma ora sorge una domanda: è più utile investire sugli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili o puntare definitivamente sulle smart-grid, ovvero le reti elettriche intelligenti in grado di ottimizzare la gestione e la distribuzione dell’energia?

Secondo Giuseppe Onufrio, direttore di Greenpeace:

In Spagna oggi le fonti rinnovabili forniscono già il 40% dell’elettricità, in Danimarca superano il 28%, l’Italia è oltre il 23%, in Germania il Parlamento ha deciso di compensare la chiusura delle centrali nucleari con un aumento dell’energia fornita dal sole e dal vento.

Nel complesso dell’Europa è ipotizzabile che le rinnovabili arrivino fino al 68% nell’arco di vent’anni. Ma per andare oltre bisogna fare delle scelte.

Due le ipotesi ventilate da Greenpeace:

  1. si punterà soprattutto sui nuovi impianti, mantenendo gli investimenti sul miglioramento della rete in linea con la programmazione attuale dei vari Paesi, cioè pari a circa 74 miliardi di euro fra il 2030 e il 2050;
  2. si investiranno fino a 581 miliardi di euro sulle reti intelligenti, allargata magari fino al Nord Africa in modo da trasportare in Europa l’energia accumulata nei deserti. L’energia in eccesso sarà utilizzata per caricare le batterie di milioni di auto elettriche fornite di nuove generazioni di batterie e accumulatori, o per la produzione di idrogeno.

Sulla questione Onufrio ha infine aggiunto:

Il vero punto debole del sistema delle smart grid sono carbone e nucleare perché hanno una produzione poco flessibile. Se la loro quota dovesse rimanere al livello attuale, in Europa si rischiano di perdere 32 miliardi l’anno di energia prodotta dal sole e dal vento: non potrebbe essere utilizzata.

Usando come stabilizzatori del sistema gas, geotermia, biomasse, cioè fonti flessibili, si può invece ottenere il massimo della convenienza economica in uno scenario di rinnovabili molto avanzato.

8 luglio 2011
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