Greenpeace: Amazzonia distrutta dall’industria della pelle

La JBS, colosso del settore carne e pellame, era stata costretta due anni fa da Greenpeace a rinunciare all’uso di prodotti provenienti da allevamenti brasiliani realizzati su spazi rubati alla Foresta Amazzonica.

Dopo aver firmato l’accordo, però, la multinazionale non ha fatto molto per rispettarlo. Il nuovo rapporto-denuncia di Greenpeace mostra come la JBS tra il maggio 2010 e il maggio 2011 si sia servita di prodotti provenienti da almeno 19 allevamenti responsabili del disboscamento.

È forse utile ricordare come ben il 61% delle aree deforestate in Brasile sono ora utilizzate per l’allevamento del bestiame. Le responsabilità della JBS sono allora evidenti e non colpiscono soltanto il lato ambientale della questione:

Tra i crimini denunciati da Greenpeace, oltre alla distruzione di ampi tratti di foresta, anche il lavoro schiavile e l’occupazione delle terre degli indigeni Mairawatsede nello stato del Mato Grosso, dove l’allevamento bovino è proibito dalla legge. L’allevamento bovino è il grande motore della deforestazione dell’Amazzonia.

Per questo motivo, accanto alla pubblicazione del sopracitato rapporto Promesse Infrante, Greenpeace ha iniziato una campagna di sensibilizzazione e pressione specifica dal nome Salvati la Pelle. Per lanciarla, i volontari italiani dell’associazione si sono presentati ieri a Bologna, in Piazza Maggiore, inscenando una vera e proprio contro-sfilata, mentre in città si tiene la fiera internazionale Linea Pelle:

Tra la distruzione dell’Amazzonia e i prodotti in pelle c’è un legame molto stretto. Lo abbiamo denunciato oggi con uno speciale servizio fotografico d’alta moda in Piazza Maggiore a Bologna, in contemporanea con la Fiera Internazionale “LineaPelle”. Quattro top model hanno indossato gli abiti sostenibili della stilista Mariangela Grillo. Attorno a loro gli attivisti hanno composto un enorme scenario di pannelli fotografici con le immagini di un’Amazzonia intatta, bellissima, su cui è comparso lo slogan: “Vuoi salvare l’Amazzonia? Salvati la pelle.”.

Speriamo che questa volta le proteste di Greenpeace vengano ascoltate davvero.

Fonti:

20 ottobre 2011
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