Milano sta festeggiando la sua tradizionale Settimana della Moda, con cui verranno presentate le collezioni dei più grandi stilisti mondiali per la Primavera/Estate 2014. Ma Greenpeace lancia un monito alle case dell’alta moda: non sono etiche e rispettose dell’ambiente.

È questo il primo bilancio dell’iniziativa The Fashion Duel, una sfida voluta da Greenpeace fra 15 società fashion italiane, per eliminare il ricorso a sostanze tossiche nella lavorazione degli abiti e non contribuire alla deforestazione del Pianeta. A eccezione di Valentino Fashion Group, unico attore della moda italiana che ha accolto con entusiasmo il proposito dell’associazione ambientalista, la gran parte delle realtà tricolore manca gli obiettivi richiesti.

Gucci e Armani, così come si legge dal comunicato stampa diramato dalla stessa Greenpeace, avrebbero iniziato un percorso di comunicazione con l’associazione, ma non avrebbero poi rispettato il proposito di ridurre ed eliminare i rifiuti tossici. Situazione simile per Ermenegildo Zegna, Versace e Ferragamo, mentre Prada, Dolce e Gabbana, Alberta Ferretti, Trussardi e Roberto Cavalli non avrebbero risposto alle richieste di trasparenza a cui Greenpeace ha fatto appello. I nomi sono comunicati dalla stessa Greenpeace e la loro performance può essere verificata sull’apposito sito lanciato per l’occasione, thefashionduel.com.

Così spiega Chiara Campione, Project Leader di The Fashion Duel:

Dietro al glamour e alla bellezza che vedremo sfilare nei prossimi giorni in passerella c’è un mondo che l’industria della moda ci vuole nascondere. È un mondo pieno di materie prime pericolose, che sta lentamente contaminando i nostri fiumi e distruggendo gli ultimi polmoni del pianeta. […] Con #thefashionduel abbiamo voluto sfidare l’alta moda sul campo di battaglia dello stile, dell’etica e del rispetto della vera bellezza: le ultime foreste e le risorse idriche globali. a eccezione di Valentino Fashion Group che in questi mesi ha intrapreso le prime azioni pubbliche e concrete per eliminare le sostanze tossiche e la deforestazione dai nostri vestiti, il settore della moda ha fallito.

Un brutto risultato per una delle aziende più importanti del made in Italy, uno scarso impegno ingiustificabile proprio perché la moda, da sempre, può essere veicolo di messaggi positivi per il grande pubblico. Quale miglior modo di rendere la cura dell’ambiente un progetto condiviso da tutti, se non approfittando dell’enorme presa sull’opinione pubblica dell’universo del fashion? Nel frattempo, i complimenti non posso che essere tutti per l’impegno di Valentino.

19 settembre 2013
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