Se vi dicessimo che nei pressi di Brindisi abita un mostro ci credereste? E se vi raccontassimo di come questa creatura richieda in sacrificio quasi 200 vite in un anno? No, non vi stiamo raccontando una favola e non c’è nessun eroe, fin’ora, che sia riuscito a stanare e sconfiggere il mostro.

Anche perché il mostro non si nasconde e fa bella mostra di sé: stiamo parlando delle centrali Enel, e in particolare della centrale termoelettrica Federico II, arrivata diciottesima nella triste classifica degli impianti più inquinanti del vecchio continente. Greenpeace ha deciso di non lasciare passare sotto silenzio gli effetti nefasti che la centrale regala all’ambiente circostante.

Per fare ciò, ha commissionato all’istituto di ricerca indipendente e no profit SOMO uno studio approfondito, di cui sono stati appena pubblicati i primi resoconti. Che sono agghiaccianti: le ceneri sarebbero responsabili di una media di 366 morti l’anno. Un’ecatombe, in pratica, concentrata proprio a Brindisi, con ben 199 decessi stimati.

Ed i militanti di Greenpeace, come spiega il loro comunicato, hanno imposto all’assemblea dei delegati Enel la questione con una delle loro solite azioni spettacolari:

Oggi gli attivisti di Greenpeace sono entrati in azione presso la centrale Federico II di Brindisi, disegnando nei campi circostanti l’impianto un’enorme sagoma di circa 80 metri raffigurante un cadavere riverso al suolo con la scritta “Enel Killer”

E le ragioni, per altro evidenti, dell’azione sono stati chiariti da Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia:

Siamo qui per ricordare agli azionisti di Enel che l’uso del carbone da parte del loro gruppo, in Italia, fa danni per circa 1,8 miliardi di euro l’anno e causa una morte prematura al giorno. Enel è soggetta a controllo pubblico da parte del ministero del Tesoro, ma in Italia vuole spendere poco e male, per realizzare solo nuovi impianti a carbone, avvelenare ulteriormente il Paese e deprimerne economia e occupazione. I suoi piani industriali devono cambiare radicalmente, puntando sulle fonti rinnovabili.

Il comunicato di Greenpeace si chiude ricordando come l’Enel possa considerarsi a oggi, in Italia, l’azienda numero 1 per quanto riguarda emissioni nocive e rilascio di CO2. Con alcuni “mostri” pronti a entrare a piena potenza (come la centrale di Civitavecchia), facendo anche più danni della Federico II. Un cambiamento di politica si rende, dunque, necessario.

30 aprile 2012
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento