Si apre con una citazione di John Fitzgerald Kennedy il rapporto Energy Revolution 2008 di Greenpeace, metà documento d’analisi, metà opuscolo politico.

Parole, quelle dello statista americano, che costituiscono un chiaro monito e un incitamento all’azione. Nel farle proprie l’associazione ambientalista chiama i governi e le istituzioni ad assumersi la responsabilità d’intraprendere la via del rinnovamento perché:

il futuro delle fonti rinnovabili dipenderà fortemente dalle decisioni politiche sia a livello di singoli Paesi, che della comunità internazionale

La rivoluzione energetica è indispensabile, secondo Greenpeace, e il cammino verso un’economia a bassa emissione di gas serra è già tracciato, perciò non resta che progredire in questa direzione con un più audace colpo di reni. Questo indirizzo riposa sul diritto dei consumatori di acquistare prodotti che non facciano lievitare la loro spesa energetica e che non compromettano il clima.

Un taglio netto di CO2 è conseguibile attraverso le due direttrici del risparmiare energia e dell’implementazione delle energie rinnovabili.

Per il 2020 l’energia da fonti rinnovabili, ove adeguatamente sostenuta, può raggiungere la soglia del 30% a livello mondiale, riducendo ai minimi termini la quota parte di nucleare e, in modo consistente, la dipendenza da carbone e gas.

Entro il 2030 il 50% dell’energia elettrica mondiale potrebbe essere ricavata dalle rinnovabili, il cui grado di maturità è sufficiente per fornire al mondo l’energia di cui ha bisogno.

Sul piano economico, il risparmio è valutato in miliardi di dollari, 18.700 dei quali afferenti soltanto il settore elettrico, mentre a livello occupazionale la produzione di energia dal vento e dal sole ha una intensità di manodopera più elevata delle centrali a carbone o nucleari, e può dare spinta ad un robusto incremento di posti di lavoro.

Ecco quindi che la strategia delineata da Greenpeace assume una connotazione di tipo win-win-win:

vincente per la sicurezza degli approvvigionamenti energetici e l’indipendenza energetica dei Paesi, vincente per l’economia e l’occupazione, vincente per la riduzione delle emissioni di gas serra e per limitare gli impatti dei cambiamenti climatici

3 novembre 2008
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