Greenpeace scatena le ire peruviane dopo l’azione sul sito archeologico di Nazca. Lì dove pochi giorni fa si è svolta una delle spettacolari iniziative a cui l’associazione ha ormai abituato, gli stessi attivisti avrebbero lasciato un’impronta di sé ben più “materiale” rispetto a quella preventivata alla vigilia.

Forte la protesta del Perù in seguito alle immagini diffuse, nelle quali si vedono gli stessi attivisti di Greenpeace calpestare con delle semplici scarpe da ginnastica il delicato terreno intorno alle Linee di Nazca. Un suolo ritenuto sacro dai peruviani, oltre che sito Patrimonio dell’Umanità UNESCO, la cui normale prassi (volta a preservarne l’integrità) prevede l’utilizzo di strumenti il cui principio ricorda quello delle racchette da neve, ovvero garantire una migliore distribuzione del peso.

Greenpeace, Nazca

L’azione sarebbe stata condotta di notte e all’insaputa del Governo, come riporta lo stesso Esecutivo peruviano, all’interno di un’area dove “è proibito l’accesso e qualsiasi tipo di intervento a causa della fragilità delle figure”. Il sottosegretario al Patrimonio Luis Castillo si è detto indignato da quanto avvenuto e ha reso nota di una denuncia, presentata presso la Procura di Nazca, affinché gli autori del gesto non possono uscire dal Paese prima che siano state concluse indagini accurate.

In Perù è arrivato anche il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, mentre la stessa associazione ha affidato al web i primi commenti dopo lo scoppio delle polemiche. Sulla pagina Facebook di Greenpeace Italia è comparso il messaggio, scritto in risposta alla domanda di un utente:

Possiamo rassicurarti che non è stato fatto alcun danno. Il messaggio è stato scritto in lettere di stoffa gettate a terra senza toccare minimamente le linee di Nazca.

La stessa associazione assicura inoltre massima trasparenza per quelle che saranno le eventuali future informazioni disponibili, invitando tuttavia ad attendere i tempi dell’indagine in corso per ulteriori aggiornamenti:

In generale, per il momento non possiamo “rispondere” se non comunicando quanto ci arriva da chi è sul posto: a parte la differenza di fuso orario, è in corso una indagine, ed è comprensibile che ci siano tempi tecnici per giungere a conclusioni chiare. Per quanto ci riguarda, confidiamo non solo che tali conclusioni giungano al più presto, ma anche, ovviamente, che sia possibile riparare in tempi rapidi ai danni eventualmente accertati al sito.

Siamo colpiti anche noi da quanto successo. In Italia abbiamo un patrimonio artistico che rispettiamo e amiamo: questo rispetto lo estendiamo all’eredità culturale di tutti i Paesi e siamo certi che è un sentimento condiviso da tutta Greenpeace. A maggior ragione per una organizzazione che ha come missione quella di proteggere il Pianeta, i suoi abitanti e il vasto patrimonio storico-culturale da loro prodotto in millenni di civilizzazione.

Ecco perché, oltre ad affrontare le conseguenze di quanto successo, ci impegniamo ad aggiornarvi con la massima trasparenza non appena avremo maggiori dettagli.

12 dicembre 2014
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