Nel febbraio scorso Facebook ha annunciato l’intenzione di costruire un nuovo e immenso data center in Oregon, al fine di ospitare i server necessari al funzionamento della piattaforma, per una spesa complessiva annuale che, secondo alcune indiscrezioni, potrebbe aggirarsi intorno ai 50 milioni di dollari. Tutte le apparecchiature al suo interno saranno alimentate con energia elettrica prodotta attraverso la combustione di carbone, ritenuta tra le principali cause di inquinamento dell’atmosfera terrestre.

Ecco il motivo che ha spinto Greenpeace a puntare il dito contro la creatura di Mark Zuckerberg. L’obiettivo della campagna “The so coal network” è quello di spingere il 26enne imprenditore americano ad adottare, per il nuovo data center, sistemi che facciano utilizzo di energia prodotta con fonti pulite e rinnovabili.

Quattro i punti chiave sui quali, secondo l’associazione ambientalista, dovranno basarsi le future strategie di Facebook:

  • stop all’inquinamento causato dall’impiego di energia derivante dal carbone;
  • basare le strategie di fornitura con partner che sfruttino fonti pulite e rinnovabili;
  • essere d’esempio per le altre realtà del settore IT, facendosi promotore di un cambiamento a livello internazionale;
  • condividere le informazioni in merito alle politiche adottate con l’intera community di utenti.

Di seguito, un divertente video realizzato per l’occasione da Greenpeace, in cui Mark Zuckerberg viene dipinto dapprima come un nerd spinto a creare Facebook perché rifiutato dai propri compagni e poi sulla cima di una montagna di denaro, a decidere tra l’impiego di energia pulita e rinnovabile o fonti inquinanti.

17 settembre 2010
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