Greenpeace, blitz contro Enel alla Mostra del Film di Roma

Vi avevamo detto della polemica tra Enel e Greenpeace. Se l’associazione accusa da tempo la multinazionale di scarsa sensibilità ecologica, soprattutto riguardo al vasto uso di centrali a carbone, l’azienda leader nel nostro Paese nel settore energia risponde con querele e minacce legali. Ultima pietra della discordia: il video girato da Mimmo Calopresti, con Alessandro Haber, Paolo Briguglia, Pino Quartullo, Sandra Ceccarelli e la partecipazione musicale dei Subsonica, dedicato agli effetti sanitari che le centrali Enel provocherebbero.

Il corto in questione utilizzava un linguaggio brutale per rappresentare un’accusa semplice e terribile: le centrali a carbone dell’Enel uccidono una persona al giorno in Italia. E, come era prevedibile, la replica dell’azienda non poteva che essere durissima, con una rapida richiesta di smettere di far circolare il video e le altre “calunnie” sul proprio conto.

La contro-replica di Greenpeace è stata, invece, spettacolare come sempre: un blitz ieri alla Mostra del Film di Roma per sottolineare che non farà nessun passo indietro. Proprio per ribadire che è guerra aperta, il video incriminato è stato proiettato su una delle cupole dell’Auditorium. Come leggiamo dal comunicato stampa:

Greenpeace irrompe al Festival Internazionale del Film di Roma proiettando sulla cupola centrale dell’Auditorium di Renzo Piano il cortometraggio “Uno al giorno”, che denuncia gli impatti sanitari della produzione elettrica da carbone di Enel. Con l’azione di ieri sera, Greenpeace risponde alla sua maniera alle minacce legali dell’azienda, che ha chiesto all’associazione di ritirare il cortometraggio senza fornire alcuna risposta sui temi affrontati nel video.

L’associazione ha poi sottolineato come, a loro modo di vedere, l’impegno per un dialogo più tranquillo e dai toni più pacati non è mancato da parte loro:

Sono anni che tentiamo di aprire un confronto con Enel sulle sue politiche industriali e in particolare sull’uso che l’azienda fa del carbone. Da Enel abbiamo ricevuto ben poche risposte, mai pertinenti alle nostre domande, e tante carte bollate dai loro legali. Enel è un’azienda controllata anche dal nostro Governo, non può continuare a dimostrarsi sorda alle nostre accuse: parliamo della salute dei cittadini e di danni economici ingenti per il Paese.

Infine, Greenpeace ha ricordato quali sono le proprie proposte concrete:

Tre quarti della produzione termoelettrica da carbone, nel nostro Paese, sono appannaggio di Enel, che ha in programma la realizzazione di nuovi impianti alimentati con quella fonte. Greenpeace chiede a Enel la cancellazione dei nuovi progetti, il dimezzamento della produzione elettrica da carbone entro il 2020 e l’azzeramento al 2030, con un contestuale sviluppo di fonti rinnovabili e pulite.

15 novembre 2012
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