Dopo aver criticato diversi big player del mercato della tecnologia digitale come Toshiba, Dell, Samsung e Sony, Greenpeace sposta le sue attenzioni su un grande nome della Rete: Facebook.

Come si può immaginare, il motivo per cui l’associazione ambientalista ha preso di mira il principale dei social network è essenzialmente legata all’inquinamento prodotto dagli enormi data center che archiviano e gestiscono i milioni di dati riguardanti gli utenti del sito.

Tutto ruota attorno all’enorme dispendio energetico che le infrastrutture su cui Facebook si appoggia producono, tanto che Greenpeace ha messo in piedi un’iniziativa chiamata “Facebook: Unfriend coal” che ha già trovato 600.000 sostenitori sul Web e che si propone di chiedere a Facebook la preparazione di un piano, entro il 22 aprile, che porti ad abbandonare l’energia elettrica prodotta dal carbone utilizzata per alimentare i server.

Viene chiesto al social network di diventare più “verde” e di essere pertanto, anche in funzione dell’enorme impatto mediatico che esso possiede, una specie di “portavoce” nel processo di sensibilizzazione per un passaggio a fonti di energia pulita.

Le parole di Casey Harrell, attivista Greenpeace, sono in questo senso molto esplicative:

“Negli ultimi anni Facebook è diventato un nome familiare per decine di milioni di persone ma, purtroppo, utilizza energia prodotta da 19 centrali a carbone, tecnologia del diciannovesimo secolo, per alimentare strumenti e fornire servizi del ventunesimo secolo. I numerosi fan del social network, sparsi in tutto il mondo, chiedono alla società che amano di guidare la rivoluzione energetica verde. Mark Zuckerberg sarà all’altezza della sfida?”

La mossa di Greenpeace è tesa a mettere l’accento su un problema che diventa sempre più d’attualità con il costante successo di Internet. Sulla Rete ogni giorno viaggiano e vengono aggiunti milioni di dati che hanno bisogno di strutture per essere gestiti, strutture che a loro volta consumano energia e che, nel loro complesso, hanno un impatto sull’ambiente di non poco conto, ragion per cui appare quanto mai necessario ripensare al sistema di approvvigionamento energetico necessario per il loro funzionamento.

4 febbraio 2011
I vostri commenti
marco, domenica 6 febbraio 2011 alle14:24 ha scritto: rispondi »

non ci avevo mai pensato che anche i server consumano energia e producono inquinamento. peró quanto esattamente? voglio dire: qualcuno tipo greenpeace avrá fatto delle stime. no?

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