Incalzano nuove polemiche attorno al caso Green Hill, l’azienda della provincia di Brescia adibita all’allevamento di cani razza Beagle destinati alla ricerca. I cuccioli, ma non solo, vengono cresciuti in batteria e poi venduti ai laboratori farmaceutici dediti alla sperimentazione. Alcune intercettazioni, sfuggite al controllo dell’azienda, confermerebbero l’intenzione di Green Hill di sopprimere gli animali non adatti alla vendita.

Come sottolineato dall’intercettazione avvenuta ai danni di un incauto operaio, l’azienda agirebbe personalmente sul destino di quei cani definiti inadatti per la sperimentazione. Forse imperfetti per questioni anagrafiche o fisiche, il destino di alcuni dei 2.500 detenuti dentro i 5 capannoni dell’azienda è segnato ancora prima di uscire dalla struttura.

Questa la telefonata registrata:

«Sì è meglio che li sopprimo adesso perché altrimenti vanno nell’anagrafe canina»

Esisterebbe un sistema di soppressione del tutto illegale, perché non basato su reali problematiche fisiologiche e sanitarie. Ad agire non solo i veterinari, ma anche gli stessi operai, che si occuperebbero dell’eutanasia dei cani. Una pratica vietata che eviterebbe la registrazione all’anagrafe canina, quindi la conferma della presenza di molti cani fantasma e illegalmente inesistenti.

L’azienda ovviamente respinge le accuse, ma alcuni attivisti un tempo operai della struttura, confermano le parole della registrazione. Intanto gli animalisti attendono con ansia e trepidazione l’esito della votazione della legge in Senato, e per questo motivo per sabato 30 giugno è stata indetta una nuova manifestazione nazionale.

29 giugno 2012
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