Green Hill, sentenza in Cassazione: vietato sopprimere cani curabili

È vietato sottoporre a eutanasia gli animali in caso di malattie curabili con il ricorso a farmaci, rispettando i normali tempi di guarigione. È questo il succo della conferma in Cassazione della condanna a Green Hill, l’allevamento di cani Beagle di Montichiari, in provincia di Brescia.

A riferirlo è Il Sole 24 Ore, a margine della posizione del verdetto 10163 da parte della Suprema Corte: secondo la Cassazione, i Beagle di Green Hill sarebbero stati sottoposti in alcuni casi a eutanasia per “patologie modeste e dopo periodi di cura troppo brevi, per le precise scelte aziendali di non curare adeguatamente i cani affetti da demodicosi e di non somministrare flebo a quelli affetti da diarrea”. Non è però tutto: la Corte ha sottolineato come i Beagle siano stati sottoposti a “comportamenti insopportabili per le loro caratteristiche etologiche” come la “tatuata con aghi”, vietata dalla legge, un ambiente non sufficientemente pulito ed eccessivamente rumoroso, il sanguinamento per le unghie tagliate sino alla base, pratica che aveva anche provocato il decesso di alcuni cani.

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Prima l’accertamento dei giudici di merito bresciani, poi quello della Terza sezione penale della Cassazione: i Beagle vivevano in una situazione non consona. È quindi giunta la sentenza definitiva per gli imputati, che dovranno ora scontare pene comprese tra un anno e un anno e mezzo. Si tratta del direttore della struttura, Roberto Bravi, del legale rappresentante, Ghislaine Rondot, del veterinario responsabile, Renzo Graziosi, e della società proprietaria dell’allevamento Green Hill. Dovranno anche versare un corrispettivo in denaro per l’infondatezza dei motivi di ricorso, per le spese legali e per risarcire alcune associazioni per la protezione degli animali.

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Nonostante la difesa, la Suprema Corte ha infatti ritenuto che la condizione degli animali sia derivata da:

precise e consapevoli scelte decisionali di violazione delle corrette regole di tenuta dell’allevamento, adottate da soggetti pienamente dotati della competenza tecnica per comprenderne le conseguenze negative sugli animali. E il dolo degli imputati emerge con chiarezza anche dalla corrispondenza scambiata tra gli stessi.

7 marzo 2018
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