Nella giornata della manifestazione contro le supposte crudeltà di Green Hill, e a oltre una settimana dall’azione di disobbedienza civile verso il centro bresciano d’allevamento per la sperimentazione, i cuccioli di Beagle liberati stanno tutti bene. Sono stati affidati a famiglie amorevoli e fidate, anche se nascosti risultano i dettagli delle adozioni per non minare alla sicurezza dei nuovi padroni e degli stessi cani.

A raccontarlo è La Stampa, che spiega perfettamente i motivi di tanta segretezza: i cuccioli di beagle non sarebbero soltanto degli animali salvati dalla crudeltà umana, ma anche dei veri e propri “oggetti di reato“, beni di proprietà di Green Hill sottratti con il furto. È triste la definizione di un essere vivente come “bene”, eppure è così che potrebbero essere definiti in un’eventuale causa legale.

A spiegarlo sono Irene e Maria, due attiviste dello “Squadrone animalista” che lo scorso 28 aprile ha guidato l’azione di salvataggio dei Beagle, rimbalzata su tutti i media italiani, dalla TV alla carta stampata passando per il Web. Alcuni si dice siano in Liguria, altri addirittura all’estero, ma gli attivisti rendono noto come siano tutti sani e salvi e, cosa non da poco, felici e pimpanti. Sarebbe finito per loro il tempo del dolore, rappresentato dai loro musetti spaventati e tristi proprio al momento della liberazione. Non vi saranno tuttavia adozioni pubbliche, perché lo spauracchio di un ritorno alla sofferenza è sempre dietro l’angolo:

«Adesso hanno una famiglia che li terrà per sempre. Non sono adottabili perché non ci fidiamo. Lo sa che tre sono stati già restituiti ai proprietari di quel lager?»

In merito alla disobbedienza civile, le attiviste rendono noto come tutto si sia trattato tranne che di un’azione premeditata. La gente si è riunita a protestare in quel di Montichiari e pare che, per pura casualità, qualcuno sia riuscito a intrufolarsi e a raggiungere i Beagle. Così è scattata una vera corsa al salvataggio, con tutti i presenti pronti a liberare i cani non curanti delle possibili conseguenze legali. Il carcere non li spaventa, stando a quanto dichiarato, l’unica cosa che conta è la protezione degli animali. E a chi chiede loro per quale motivo bloccare la sperimentazione animale quando l’uomo ha bisogno di trovare cure per le proprie patologie, rispondono:

«Le pare che io abbia lo stesso sistema gastrointestinale di un topo?»

8 maggio 2012
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