Gli oltre 2.600 Beagle sequestrati da Green Hill rimarranno al momento alle famiglie affidatarie. È quanto ha deciso il Tribunale del Riesame di Brescia su rinvio della Corte di Cassazione, con la conferma della validità del sequestro preventivo a tutela degli animali liberati dall’allevamento di Montichiari.

>>Leggi la conferma del sequestro di Green Hill dalla Cassazione

I Beagle salvati da Green Hill sono sempre stati considerati in sequestro probatorio, ovvero utile alla fase delle indagini. Grazie all’impegno delle associazioni animaliste coinvolte, LAV e Legambiente in particolare, tale sequestro diventa oggi preventivo e garantisce una maggiore sicurezza ai cani affidati alle tante famiglie italiane. Si allontana così la possibilità di un ritorno all’azienda di Montichiari, anche se la società può sempre ricorrere in Cassazione. Proprio la Cassazione aveva accolto il ricorso contro la precedente ordinanza del Tribunale del Riesame di Brescia, che aveva inizialmente levato la possibilità di sequestro preventivo.

La LAV, una delle due associazioni coinvolte nella tutela e nell’affidamento dei cuccioli di beagle ai volontari, ha commentato così la sentenza, emessa il 14 maggio ma depositata solo oggi:

La pronuncia del Tribunale del Riesame di Brescia è una nuova positiva tappa della vicenda giudiziaria, dopo la sconfitta di Green Hill davanti al Gip del Tribunale e il pronunciamento della Corte di Cassazione. Così è ulteriormente confermata la validità del sequestro dei beagle che, con questa decisione, si conferma preventivo. I nostri legali sono impegnati per intervenire nel processo che a breve si aprirà per punire i responsabili di maltrattamenti, anche aggravati dalla morte, e di uccisione di animali e far chiudere definitivamente l’allevamento bresciano.

>>Scopri le condizioni dei cani di Green Hill

Quella di Green Hill è una vicenda che parte da lontano ed è esplosa lo scorso anno, quando un gran numero di attivisti si sono recati presso la struttura e hanno liberato diversi Beagle dedicati alla sperimentazione. Da allora sono intervenute le istituzioni e la giustizia, decise a indagare sull’eventuale reato di maltrattamento di animali, prima con il sequestro di tutti gli animali ospitati poi con quello della struttura, quest’ultima riconsegnata alla società che la gestisce. I cani sono stati quindi affidati ai volontari che hanno deciso di farsene carico, sotto il monitoraggio costante di LAV e Legambiente. Trattandosi di elementi probatori per il processo, infatti, non si può parlare di adozione, bensì di un affido più o meno temporaneo. La possibilità di adozione definitiva sembra però sempre meno remota.

22 maggio 2013
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I vostri commenti
Valéria Pires da Silva, giovedì 23 maggio 2013 alle10:57 ha scritto: rispondi »

Che bello! Un passo avanti importante è stato fatto... quanta felicità mi porta una tale notizia.

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