Unilever sempre più green. La multinazionale anglo-olandese proprietaria di molti marchi noti nel campo dell’alimentazione e dei prodotti per l’igiene e per la casa ha preso già da tempo scelte che stanno guidando la sua politica verso una sempre maggiore sostenibilità. In occasione della Conferenza delle Parti sui cambiamenti climatici, ha appena annunciato di voler ridurre a zero le emissioni di CO2 e di voler arrivare all’utilizzo al 100% di energie rinnovabili, entro il 2030.

Non basta però, perché l’azienda ha anche intenzione di arrivare all’eliminazione totale dell’uso del carbone entro il 2020 rendendo disponibile per le comunità in cui opera il surplus di energia che produrrà. Si tratta di una serie di azioni decise, ma possibili che l’azienda ha iniziato a mettere in atto dal 2008.

Da allora ad oggi ha ridotto le emissioni di gas serra per tonnellata del 40%, facendo risparmiare un milione di tonnellate di CO2 all’anno; nel 2010 ha lanciato il Sustainable Living Plan, un piano di crescita sostenibile che ha come scopo quello di arrivare all’eliminazione della deforestazione dagli effetti delle proprie attività entro il 2020 e garantire la food security; dal 2012 utilizza olio di palma certificato al 100% da GreenPalm e tè per il 58% certificato da Rainforest Alliance (anche se per entrambi gli enti di certificazione esistono indagini che non ne proverebbero esattamente la perfetta aderenza a quanto pubblicizzato).

Per il suo impegno nella lotta alla deforestazione Unilever è entrata a febbraio 2015 tra le prime 6 aziende del Forests 500, l’analisi del Global Canopy Programme che individua le 250 aziende e istituzioni nel mondo che stanno facendo di più per combattere la deforestazione tropicale. Attualmente la multinazionale riesce inoltre a raggiungere il 55% di materie prime agricole da approvvigionamenti sostenibili.

Insomma solo con un maggior impegno, anche da parte delle aziende, sarà possibile ridurre il peso delle attività industriali sull’ambiente. Lo spiega anche Paul Polman, amministratore delegato di Unilever:

A Parigi sarà necessario vedere un maggiore impegno da parte delle aziende verso la riduzione dell’impatto climatico delle proprie attività nonché maggiore coraggio da parte dei leader di tutto il mondo.

Dobbiamo cogliere l’opportunità che la green economy ci sta offrendo per assicurare che gli impegni di Parigi non vengano solo rispettati, ma auspicabilmente superati.

30 novembre 2015
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