Italia regina d’Europa per quanto riguarda l’economia verde. Questo il quadro che viene delineato in questo avvio degli Stati Generali della Green Economy, la cui quinta edizione è ospitata all’interno di Ecomondo 2016 e che può vantare circa 80 relatori (di cui 16 in rappresentanza di “organizzazioni internazionali di rilievo”). A coordinare l’evento come di consueto il Consiglio Nazionale della Green Economy, con la collaborazione di Ministero dell’Ambiente e Ministero dello Sviluppo economico.

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Gli Stati Generali della Green Economy rappresentano un momento chiave per fare il punto sull’andamento della Green Economy, in Italia come a livello internazionale. Secondo la relazione presentata dalla Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile l’economia verde italiana:

Esprime eccellenze a livello europeo che, se adeguatamente promosse ed estese, potrebbero trascinare investimenti e nuova occupazione.

Sono 8 le tematiche strategiche individuate per valute l’andamento dei Paesi per quanto riguarda la Green Economy: emissioni di gas serra; energie rinnovabili; efficienza energetica; riciclo dei rifiuti; eco-innovazione; agroalimentare di qualità ecologica; capitale naturale; mobilità sostenibile. Da queste sono stati ricavati 16 indicatori.

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L’eccellenza italiana si conferma al primo posto in 4 indicatori su 16, se posta a confronto con le quattro maggiori economie europee (Germania, Regno Unito, Francia e Spagna). Più precisamente per quanto riguarda: quota di rinnovabili; riciclo dei rifiuti speciali; emissioni pro-capite nei trasporti; prodotti agroalimentari di qualità certificata.

L’Italia si posiziona al secondo posto (3 piazzamenti) per quanto riguarda efficienza energetica, produttività delle risorse e agricoltura biologica, mentre al terzo posto (5 piazzamenti) nei settori riduzione dei gas serra dal 1990, riciclo dei rifiuti urbani, ecoinnovazione, estensione dei siti naturali tutelati, rapporto tra ferrovia e strada nel traffico merci terrestre. Tre i quarti posti, mentre solo 1 quinto piazzamento (crescita delle emissioni di gas serra nel 2015).

Nella seconda parte della Relazione presentata a Rimini viene tuttavia delineata una scarsa percezione a livello internazionale del valore della Green Economy italiana, come dimostrato da un’analisi del centro di ricerca “Dual Citizen” di Washington DC. Come si legge nel rapporto:

Il risultato complessivo della media ponderata delle diverse dimensioni analizzate porta a una discreta performance della Green Economy italiana, al 15° posto fra gli 80 Paesi analizzati. Il dato estremamente negativo rispetto a tutti gli altri grandi Paesi europei è però il basso livello della percezione della Green Economy italiana a livello internazionale, che ci vede precipitare complessivamente al 29° posto (addirittura al 68° per leadership e cambiamento climatico, contro una performance che colloca l’’Italia al 32° posto della classifica mondiale).

Eccellenze italiane che malgrado tutto risultano non soltanto fortemente sottostimate in patria, ma anche ostacolate da evidenti difficoltà. Come ha sottolineato Edo Ronchi, presidente della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile:

Le eccellenze italiane nel campo della green economy restano più forti delle difficoltà che pure non mancano: sostenere le eccellenze e recuperare le difficoltà è una via percorribile di rilancio economico che in Italia non ha uguali. Nulla ha potenzialità di sviluppo comparabili con quelle della Green Economy”.

8 novembre 2016
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