Un pacchetto di misure da un miliardo di dollari per promuovere la green economy. Lo ha elaborato il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, con l’obiettivo di trasformare gli investimenti nei diversi settori dell’economia sostenibile in un punto percentuale di Pil:

Questo dicastero, in sintonia con quello dello Sviluppo, vuole incorporare la variabile green nel momento della progettazione del futuro – ha dichiarato il ministro a Repubblica – Cioè disegnare una strategia di rilancio del Paese basata su un uso più accorto delle risorse, sull’efficienza energetica, sulle fonti rinnovabili, sul recupero dei materiali, su un sistema di trasporti più moderno, sull’innovazione tecnologica.

Il piano targato Clini punta forte sull’efficienza energetica: l’idea è quella di partire dal modello delle detrazioni del 55% per gli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Uno schema che negli anni ha funzionato molto bene creando posti di lavoro, facendo emergere dal nero miliardi di euro e aumentando il gettito fiscale. Secondo lo stesso dicastero dell’Ambiente, per ogni euro a cui il fisco ha rinunciato per finanziare gli sgravi ne sono entrati 3 in termini di ricchezza prodotta, Irpef e Iva.

Cospicui investimenti dovrebbero arrivare anche per il sostegno alle rinnovabili. Si parla di 12 miliardi di euro l’anno, di cui 7 per il fotovoltaico e 5 per le altre fonti pulite (idroelettrico, eolico, biomasse, geotermico). In realtà, si tratterebbe più che altro di una conferma, dal momento che la gran parte di questa somma viene già finanziata adesso attraverso le bollette energetiche degli utenti. Soldi ben spesi, dal momento che gli incentivi hanno garantito un fatturato annuo di 5 miliardi, oltre a 400mila nuovi occupati, 3,8 miliardi risparmiati sulle importazioni di combustibili fossili e quasi un miliardo di euro di sanzioni evitate.


Novità in vista, inoltre, anche sul fronte delle bonifiche dei siti contaminati, un processo estremamente costoso. Secondo Clini, una strada potrebbe essere quella di mantenere la destinazione d’uso industriale dei territori compromessi, destinandoli ad attività produttive prive di rischio ambientale. In questo caso, basterebbe procedere alla messa in sicurezza dell’area, che comporta una spesa molto inferiore rispetto alla bonifica.

L’ultimo punto del piano, infine, dovrebbe riguardare misure per incentivare mini impianti per la trigenerazione (elettricità, riscaldamento e raffrescamento), lo sviluppo di reti intelligenti per la distribuzione dell’energia (le cosiddette smart grid) e il potenziamento della raccolta differenziata.

21 febbraio 2012
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I vostri commenti
Massimo Manetti, martedì 21 febbraio 2012 alle21:53 ha scritto: rispondi »

Le misure per far crescere l'economia non possono che essere queste. Reperire risorse, anche dalla patrimoniale, e compiere un miracolo all''italiana, partendo dal sud ove le rinnovabili hanno potenzialità enormi puntare, mettere insieme centri di ricerca, industria, piccole e medie aziende sia nella produzioni di strutture sia nella green economy, rifiuti, energia, solo infrastrutture utili e diffuse, No TAV, riutilizzo dei fondi per rilancio retete ferroviaria intera, riconversione premiata della economia.  Trovare risorse per pagare anchegli 80 miliardi di euro dei debiti della P.A. Insieme legge contro la corruzione, lotta alla malavita e sostegni alla imprenditoria giovanile premiando idee che escono dalla società e dalle università, cacciare in esilio i profittatori e chi esporta capitali e lavoro all'estero. Se ci mettiamo sul nuovo e si fa un po  di piazza pulita premiando le idee e i cervelli, cancellando la retorica, convegni e passerelle e lavorando almeno 5 anni in apnea poi si fanno i conti. Non vince un uomo solo, può vincere una nazione unita come non mai, una nazione offesa che reagisce a chi l'ha solo sfruttata.  

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