Sono vari gli scenari ipotetici che ci si prospettano per il futuro, in termini di cambiamenti climatici. Siamo noi, con le nostre scelte a determinarli. L’International Energy Agency (IEA) li ha analizzati nel rapporto “Energy Technology Perspectives (EPT) 2015 – Mobilising Innovation to Accelerate Climate Action” presentato lunedì.

Si parla di scenario 6DS (business as usual), che prevede che la situazione permanga immutata. In questo caso, entro il 2050 il consumo di energia primaria aumenterà di quasi due terzi rispetto al 2012, le emissioni climalteranti continueranno ad aumentare e si potrà arrivare nel lungo periodo, ad un aumento di 5,5° C, con conseguenze devastanti per la vita come la conosciamo noi.

Lo scenario 4DS già considera che vengano portati a termine i recenti impegni presi dai vari governi, nei confronti di una riduzione delle emissioni di CO2. Implica importanti cambiamenti a livello politico e di tecnologie, prevede tagli alle emissioni anche dopo il 2050. Secondo questo modello la temperatura potrà aumentare anche di 3° C entro il 2100 e questo porterà comunque a drastici sconvolgimenti a livello ambientale.

C’è poi lo scenario 2DS, quello auspicabile, quello al quale punta anche EPT 2015. Prevede che le emissioni di CO2 vengano ridotte del 60% entro il 2050 e continuino a diminuire anche in seguito. Solo così potremmo avere almeno un 50% di probabilità di restare sotto la soglia dei 2° C di aumento delle temperature, riconosciuta dal mondo scientifico come “soglia critica”.

Per rimanere nell’ambito di questo scenario c’è bisogno però di ricerca e sviluppo, si legge nel rapporto, che siano in grado di migliorare le tecnologie legate alle fonti energetiche a basse emissioni. Per fare questo la spesa pubblica impegnata in questo tipo di investimenti dovrebbe triplicare rispetto a quanto viene profuso attualmente. Lo sostiene Maria van der Hoeven, direttore esecutivo di IEA:

La spesa pubblica annuale di oggi in materia di ricerca e sviluppo nel settore energetico è stimata in 17 miliardi di dollari. Triplicare questo livello, come si consiglia, richiede che i governi e il settore privato lavorino insieme a stretto contatto e spostino la loro attenzione verso tecnologie a basse emissioni di carbonio.

I governi hanno un ruolo determinante nel creare le opportunità di mercato iniziali, perché determinano il modo in cui vengono assegnati gli investimenti, mentre i parternariati tra pubblico e privato possono fornire un’accelerazione verso una transizione al “low-carbon”.

È necessario soprattutto colmare il gap creato dalla discontinuità delle fonti rinnovabili, puntando soprattutto sullo stoccaggio dell’energia e sulle smart grid.

Nel rapporto è contenuta però anche la relazione sul monitoraggio Clean Energy Progress e rivela che anche quest’anno siamo molto indietro rispetto agli obiettivi fissati in termini di decarbonizzazione dell’energia mondiale.

5 maggio 2015
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IEA
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