Il concetto di Green Economy abbraccia tanti mondi: biologico, rinnovabili, efficienza energetica, gestione virtuosa dei rifiuti, tutela della biodiversità o più semplicemente un modo di fare impresa, in qualsiasi settore, sostenibile. Di Green Economy si è discusso ieri nell’ambito di un congresso promosso dal CONAI, il Consorzio Nazionale Imballaggi.

Nel corso dell’incontro è intervenuto il ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti che ha anticipato i contenuti del Consiglio dei Ministri europeo dell’Ambiente e del Lavoro in programma a Milano per il prossimo 16 e 17 luglio.

Galletti ha spiegato che la convocazione dei ministri di Lavoro e Ambiente a un tavolo unico nasce dalla volontà dell’Italia di puntare su occupazione e sostenibilità nel corso del suo semestre di presidenza europea, al fine di favorire la ripresa economica e garantire un futuro alle nuove generazioni.

Spesso investire in tecnologie per la riduzione delle emissioni e dei consumi e nell’ottimizzazione delle risorse è stato visto da alcune imprese come un peso, una zavorra per la competitività. Secondo Galletti, invece, la tutela dell’ambiente può procedere di pari passo con l’innovazione, la crescita e la lotta alla disoccupazione giovanile dilagante in Europa.

Secondo le stime fornite da Galletti da qui al 2020 complessivamente negli Stati membri potrebbero essere creati ben 20 milioni di nuovi posti di lavoro verdi. Queste cifre nascono dai dati positivi sui green jobs in Europa registrati negli anni scorsi. Dal 2002 al 2011 sono infatti nati ben 4 milioni di posti di lavoro nella Green Economy, di cui oltre un milione nel periodo che va dal 2007 al 2011.

Secondo le stime “prudenti” del CONAI, la sola eliminazione delle discariche come metodo di smaltimento dei rifiuti creerà 307 mila nuovi posti di lavoro fissi e 125 mila temporanei. Nel corso del convegno Galletti non ha risparmiato una frecciatina all’Unione Europea proprio sul tema della riduzione dei rifiuti:

L’Italia rischia una procedura di infrazione sull’uso dei sacchetti per la spesa biodegradabili. Il motivo è che non si favorirebbe la circolazione delle merci. Se l’infrazione dovesse arrivare ne sarei orgoglioso e l’appenderei dietro la mia scrivania. Sarebbe un paradosso se l’Italia venisse punita per essere all’avanguardia su una questione di tutela dell’ambiente.

9 luglio 2014
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