Avvicinandosi, appare come una cattedrale nel deserto. Un meraviglioso deserto, però, di nome Lomellina; e una meravigliosa cattedrale, che si staglia sull’orizzonte della campagna circostante ricordando con le sue linee severe che lì v’è il cuore pulsante di un impianto ad altissima tecnologia. Eccolo il Green Data Center, la nuova imponente iniziativa che ENI ha inaugurato soltanto da poche ore. Un messaggio di congratulazioni firmato Giorgio Napolitano e la presenza del Ministro Zanonato ben delineano l’importanza, sia economica che simbolica, dell’evento: un taglio dei nastri che apre una nuova frontiera per l’innovazione italiana, il tutto partendo da quel cane a sei zampe che siede ai vertici della produzione industriale del paese.

I data center stanno fiorendo in tutto il mondo per supportare la quantità di dati e la potenza di calcolo necessari per la transizione digitale in corso ad ogni livello. La scelta dell’ENI di gestire su una propria struttura il computing aziendale ha portato alla prima pietra posata nel 2011, ed all’inaugurazione nel 2013, di un centro di eccellenza che, fin dal proprio nome, porta avanti una fondamentale promessa “green”. Perché questo è il punto focale del progetto: l’efficienza, la riduzione estrema delle emissioni, la gestione ottimizzata delle risorse naturali disponibili. Ne esce un Data Center di 5200 mq, 30MW di potenza ed un rapporto tra energia utilizzata ed energia sfruttata dai sistemi informatici pari ad appena 1,2: trattasi di un vero e proprio record mondiale, ben al di sotto della media nazionale e, elemento ancor più caratterizzante, al di sotto anche di quanto realizzato dai datacenter Google (esplicitamente individuati dall’ENI come un obiettivo da superare, nei quali il risultato migliore è ad oggi un rapporto pari a 1,27). Elemento da non sottovalutare: tale rendimento viene raggiunto in piena pianura padana, all’altezza del 45° parallelo: non sfugge a nessuno il fatto che operare in Antartide sarebbe ben più semplice in termini di temperatura (poiché il raffreddamento è naturale), mentre una efficienza pari a 1,2 nel nord Italia è qualcosa di ben più significativo ed importante.

Il Green Data Center servirà all’ENI per gestire contabilità, sito Web, CRM e tutto quel che è il computing aziendale: tutto sarà concentrato all’interno delle torrette del progetto, ognuna delle quali progettate appositamente per sfruttare un elemento estremamente “innovativo” di raffreddamento: l’aria.

I Data Center producono calore: è il calore generato dalle macchine durante le loro operazioni, ed è un calore che occorre smaltire per consentire ai server di continuare ad operare in modo ottimale. A tal fine ENI ha pensato ad una struttura nella quale l’aria viene raccolta all’esterno, lasciata traspirare all’interno delle sale macchine (previo filtraggio per una pulizia completa del particolato sospeso, stimato in ben 3000 Kg annui) e quindi spinta verso l’uscita superiore. La fuoriuscita, di per sé naturale a seguito del riscaldamento subito dall’aria “inspirata”, è favorita dall’uso di speciali ventole che stimolano il flusso “espirando” l’aria a velocità modulabili. Un vero e proprio polmone in cemento e acciaio, insomma, con il quale si consente al cuore del Data Center di funzionare al meglio. Sei le torrette realizzate, quattro delle quali immediatamente attive: due rimangono a disposizione di eventuali espansioni future già evidentemente immaginate dal gruppo.

Inevitabilmente, vi saranno circostanze nelle quali occorrerà utilizzare strumenti di refrigerazione per stimolare il raffreddamento dell’aria, ma tali parentesi sono ridotte al minimo (stimato in un 25% annuo) per ridurre consumi ed emissioni relative. Aria aspirata, filtrata e restituita all’ambiente: di fatto il Green Data Center funzionerà con un bilancio attivo nei confronti dell’ambiente circostante, il tutto grazie a quanto posto in essere per spingere ai massimi livelli lo sfruttamento del sistema “free-cooling”. L’alimentazione del sistema complessivo, in parallelo, sarà realizzata tramite turbogas a metano (“la più pulita tra le fonti fossili di produzione di energia elettrica”).

Alcuni ingredienti ulteriori consentono ad ENI di vantare un record di efficienza che ora sarà invidiato e inseguito in tutto il mondo:

  • La vicinanza della centrale Enipower di Ferrera Erbognone consente di generare energia e portarla a sfruttamento con un trasferimento estremamente breve, a tutto vantaggio della minimizzazione delle dispersioni;
  • il voltaggio viene ridotto da 20000 a 380V soltanto in prossimità dell’utilizzo, abbattendo l’inevitabile effetto Joule legato all’energia trasferita e lavorando ancora una volta a tutto vantaggio dell’efficienza;
  • speciali UPS garantiranno la continuità dell’alimentazione: sono stati progettati per essere attivati soltanto in caso di necessità, rimanendo così disattivi per la maggior parte del tempo;
  • non è stato adottato alcun generatore diesel di emergenza: la ridondanza delle sorgenti di generazione e delle reti di trasporto elettrico sono sufficienti a garantire continuità operativa all’impianto
  • i flussi dell’aria fredda in entrata e dell’aria calda in uscita sono rigorosamente separati, garantendo al contempo un raffreddamento delle macchine omogeneo in qualsiasi punto del “camino”: la separazione dei flussi consente di lavorare in massima efficienza grazie ad un sistema di aree di compartimentazione che impediscono sprechi e diseconomie di sistema.

Sulla base delle stime fornite dall’ENI, il Green Data Center consentirà di risparmiare, rispetto ad un Data Center tradizionale, fino a 350 mila tonnellate di CO2 immessa nell’atmosfera. E tutto ciò con un progetto realizzato con capitali italiani e con un ritorno immediato anche in termini economici: 30 milioni di risparmi operativi annui con cui ripagare in appena 3 anni un investimento complessivo da 100 milioni di euro. L’amministratore delegato Paolo Scaroni è stato estremamente chiaro su un punto: la scelta di non puntare su energie rinnovabili quali il fotovoltaico è del tutto trasparente e consapevole. L’ENI crede infatti fortemente che il sole sarà l’elemento sul quale costruire l’alimentazione elettrica del futuro, ma il futuro non è ancora oggi: troppi problemi (non da ultimo quello dell’alternarsi del giorno e della notte, che crea una interruzione di alimentazione) minano l’efficienza del fotovoltaico odierno ed impediscono di sfruttare in modo pieno questo tipo di tecnologia all’interno di un sistema complesso ed esigente quale quello di un datacenter di queste dimensioni. Per questo Scaroni non si nasconde: l’ENI crede nel fotovoltaico e vi investirà a tempo debito, ma nel frattempo vi sono alcune necessità a cui rispondere e l’efficienza è il modo migliore per perseguire tali obiettivi nel pieno rispetto di fondamentali parametri economici, organizzativi, strutturali ed ecologici.

Massima efficienza, massimo risparmio, minimo impatto ambientale: ENI Green Data Center rappresenta la nuova frontiera dell’innovazione in Italia, apre i battenti con un record già all’attivo e configura per il nostro paese una sfida senza precedenti in termini di sostenibilità.

30 ottobre 2013
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I vostri commenti
cosimo, mercoledì 30 ottobre 2013 alle12:35 ha scritto: rispondi »

avessero regalato o venduto l'aria calda a una serra avrebbero completato l'opera.. riscaldare l'aria della pianura padana non è proprio il massimo mentre riscaldare una serra si!

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