Misurare quanto una città sia green ed eco-compatibile è molto complicato, gli indicatori da tenere in considerazione sono infiniti e risulta difficile il confronto tra città di Stati diversi, con situazioni economiche diverse.

Tenendo conto però del maggior numero di fattori possibile e facendo un opportuno confronto di situazioni diverse, apparirebbero essere Singapore (città-Stato del sud-est asiatico), San Francisco (California), Curitiba (capitale dello stato del Paraná in Brasile) e Copenaghen (capitale della Danimarca) le candidate ad essere le città più green del mondo.

Questo risultato deriverebbe dall’analisi di vari metodi di valutazione. All’interno dell’Unione Europea è stata fatta ad esempio un’analisi in base all'”EU Green Capital programme“, che valuta in prima istanza fattori come la biodiversità, gli spazi verdi e la gestione cittadina dell’inquinamento dell’aria, di quello acustico, ma anche delle acque reflue. Con questo metodo le città vincitrici sono state Copenaghen nel 2014, Bristol, attualmente in carica, mentre per l’anno prossimo la posizione è già stata assegnata a Lubiana.

Un altro metodo fa riferimento ad uno studio di quest’anno, pubblicato sulla rivista Ecological Indicators, e realizzato da un team di scienziati del Lawrence Berkeley National Laboratory in California, che si sono concentrati nella valutazione delle città cinesi più verdi, in base a 33 indicatori chiave, come ad esempio la quantificazione dell’utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, all’interno del panorama energetico globale; l’uso dei mezzi pubblici; le concentrazioni giornaliere medie di particolari inquinanti atmosferici e altre numerose variabili economiche e sociali.

Gli stessi ricercatori hanno individuato altri 14 metodi di valutazione di livello internazionale, ma nessuno di essi sembra essere sufficiente per fare un paragone ponderato tra città molto diverse tra loro.

Il sistema meno sbilanciato, quindi più veritiero, sembrerebbe essere per il momento quello sponsorizzato dalla Siemens, colosso tedesco che tratta di “Infrastructures and Cities”; “Industry”; “Energy” e “Healthcare”. Si tratta del “Green City Index“, realizzato dall’Intelligence Unit del The Economist Group, compagnia sorella del noto giornale.

A partire dal 2009 sono state analizzate varie regioni, iniziando dall’Europa fino all’America Latina, agli Stati Uniti, al Canada, all’Africa e, lo scorso anno, anche all’Asia. Sono stati considerati: energia, emissioni di CO2, trasporti, acqua, qualità dell’aria, uso del suolo, edilizia, rifiuti, risanamento e governance ambientale, per 120 città. Ne risulta un confronto difficile che però riesce a mettere in rilievo le città che hanno performance al di sopra della media e quelle invece che si posizionano al di sotto.

Un andamento che tale studio è riuscito a mettere in evidenza è che le città più ricche e quelle più povere sembrano essere più virtuose delle città a medio reddito, come se in fase di crescita non fosse possibile pensare alla sostenibilità e questo fosse un aspetto che viene preso in considerazione quando un certo livello di ricchezza viene stabilizzato e consolidato.

Anche questo metodo ha però i suoi limiti, sarebbe pensabile di risolvere i problemi di diversità analizzando in modo uniforme, ad esempio le concentrazioni delle sostanze inquinanti contenute nell’aria e le emissioni di CO2, ma rendere coerente la raccolta dei dati in tutto il mondo non è semplice.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sta raccogliendo questo tipo di dati città per città, per 1.600 città in giro per il mondo, ma le fonti sono ancora diversissime. Esiste da dicembre un protocollo globale delle concentrazioni dei gas a effetto serra, ma pochi mesi non sono ancora sufficienti per realizzare una classifica realistica.

Per il momento quindi dobbiamo accontentarci di analisi approssimative, in attesa di nuovi parametri e nuovi metodi che individuino nuove protagoniste del vivere green urbano.

3 aprile 2015
In questa pagina si parla di:
Fonte:
Immagini:
Lascia un commento