Si è svolto ieri il convegno organizzato da Legambiente dal titolo “Il Green Act che serve all’Italia“, alla presenza tra gli altri anche del Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Graziano Delrio, del Sottosegretario al Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo Ilaria Borletti Buitoni, del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti e di Erasmo D’Angelis, Capo Struttura Missione contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche di Palazzo Chigi.

Legambiente ha presentato il rapporto “Ambiente Italia 2015“, realizzato in collaborazione con l’Istituto Ambiente Italia, che è servito da premessa per un’analisi del Paese che ci vede come parte del “puzzle Europa” in una storia politico-economica che dal 2008 in poi sta finalmente vedendo dei cambiamenti di rotta.

Da qui l’Associazione è partita per avanzare una serie di proposte nei confronti del provvedimento che il Governo sta mettendo a punto e che a marzo dovrebbe riuscire a trovare una direzione per dare nuovo impulso all’economia green. Come ha commentato il ministro Galletti:

Il Green act sarà un atto che guarda al futuro. Abbiamo un’occasione storica: immaginare l’Italia da un punto di vista ambientale.

Secondo il presidente di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza:

Serve un disegno strategico che avvii un percorso organico fatto di misure concrete, da subito operative per realizzare quel cambio di passo necessario a rompere con le idee di sviluppo del Novecento. Oggi nell’edilizia nell’energia, nei rifiuti come in agricoltura è evidente che vi sia spazio solo per chi punta su innovazione e qualità ambientale.

Il mondo è cambiato e l’Italia oggi ha una reale possibilità di trovare una propria bussola nella globalizzazione valorizzando quelle risorse, vocazioni e talenti che tutto il mondo ci invidia e utilizzando la chiave del clima come opportunità per permettere a famiglie e imprese di ridurre consumi energetici e importazioni di fonti fossili. Per fare ciò occorre però accompagnare e promuovere il cambiamento con una chiara prospettiva di investimenti e regole.

Ecco che sono state presentate quindi 11 schede, una per ciascuno dei temi fondamentali su cui l’Italia ha bisogno di soffermarsi e decidere un cambio di direzione:

  1. Fiscalità ambientale – Secondo il principio di “chi inquina paga, chi innova risparmia”, l’Associazione propone di adeguare i canoni delle concessioni demaniali; eliminare i sussidi alle fonti fossili; eliminare la possibilità per i Comuni di utilizzare gli oneri di urbanizzazioni per le spese correnti; applicare subito l’Articolo 15 della Delega Fiscale (che parla di fiscalità ambientale ed energetica).
  2. Città – Serve rigenerarle. Le proposte sono: una struttura di missione per indirizzare e coordinare interventi di rigenerazione urbana; disincentivare il consumo di suolo, incentivare e semplificare le procedure per la riqualificazione dei condomini; rendere operativo il fondo per l’efficienza energetica e stabilire i criteri per l’accesso di privati ed enti pubblici; escludere dal patto di stabilità gli interventi di riqualificazione energetica e antisismica del patrimonio edilizio pubblico; approvare subito il DL in materia di “Contenimento del consumo di suolo e riuso del suolo edificato”.
  3. Bonifiche – Di oltre 100 mila ettari di aree da bonificare solo il 3% è stato finora bonificato. Serve quindi istituire un fondo nazionale per le bonifiche dei siti orfani (secondo il modello Superfund simile a quello americano). Come servono trasparenza negli appalti, legalità, fine dei commissariamenti, maggiori controlli ambientali e puntare sulle bonifiche in situ.
  4. Energia – Le fonti rinnovabili sono passate ad un +44% della produzione nazionale di energia elettrica e l’efficienza energetica per unità di prodotto e di servizio nel periodo 2000–2013 è aumentata del 9,5%. Introducendo regole chiare e trasparenti per l’approvazione dei progetti da rinnovabili, garantendo e semplificando l’autoproduzione di energia per Comuni, famiglie, aziende e cancellando miliardi di euro di sussidi alle fonti fossili dalle bollette sarebbe possibile scegliere la direzione della sostenibilità.
  5. Rifiuti – Nel nostro Paese ancora il 37% dei rifiuti viene smaltito in discarica. Legambiente propone quindi di penalizzare lo smaltimento in discarica con un aumento dei costi di conferimento (ecotassa); eliminare gli incentivi per il recupero energetico dai rifiuti; incentivare e premiare la riduzione dei rifiuti, il recupero di materia, gli acquisti verdi oltre che il rispetto delle scadenze e delle multe per gli obiettivi della raccolta differenziata.
  6. Mobilità nuova – Facilitare le 3P: pedoni, pedali e pendolari. Serve fissare target nazionali di spostamenti individuali su mezzi privati a motore, per ridurli drasticamente; far viaggiare in sede protetta e in corsie preferenziali almeno un terzo dei percorsi della rete di trasporto pubblico di superficie; introdurre nel nuovo Codice della Strada, attualmente in discussione in Parlamento, un nuovo limite di velocità a 30 km orari su tutta la rete viaria dei centri abitati.
  7. Trasporti – I 3 milioni di pendolari che viaggiano ogni giorno in treno usufruiscono di risorse che dal 2009 sono diminuite del 20%. Ecco che Legambiente propone di dare priorità alla mobilità nelle aree urbane con il 50% della spesa prevista per le opere pubbliche; aumentare e ammodernare i treni in circolazione e rendere competitivo il servizio ferroviario; per le Regioni, razionalizzare orari e linee e aumentare gli investimenti (5% del bilancio); infine superare in qualche modo il fallimento della Legge Obiettivo.
  8. Dissesto idrogeologico – 6 milioni di cittadini Italiani vivono in zone ad alto rischio. Quindi basta con i vecchi progetti rimasti nei cassetti per anni, serve qualità nella progettazione; serve passare dalla difesa passiva alle politiche di prevenzione, dando spazio ai fiumi e naturalizzando il territorio; l’unità di missione deve garantire l’efficacia a scala di bacino, non solo gli interventi puntuali; bisogna istituire le Autorità di distretto, con strumenti adeguati per raggiungere gli obiettivi delle direttive comunitarie; si deve portare avanti un adattamento ai cambiamenti climatici e una riduzione del rischio che procedano insieme e non più su binari separati.
  9. Natura – Serve garantire una fiscalità di vantaggio per le comunità che custodiscono i servizi ecosistemici; completare l’istituzione della Rete Natura 2000 e delle aree protette marine e terrestri ed evitare nuove procedure di infrazione da parte dell’UE per la mancata applicazione delle Direttive in materia. Perché tutto questo va a beneficio dell’ambiente, ma anche del turismo.
  10. Turismo – Un settore economico dalle grandi potenzialità, ma in pericolosa stasi. Legambiente propone di integrare le diverse vocazioni e risorse territoriali per diversificare e destagionalizzare; sostenere e incrementare i servizi per il turismo dolce e non motorizzato; incentivare l’adozione di un sistema di indicatori per la gestione sostenibile delle destinazioni; favorire l’acquisizione di competenze turistiche anche a professionisti di altri settori (agricoltori) e mettere ordine nei sistemi regionali delle guide turistiche.
  11. Risorse europee 2014-2020 – Si tratta di oltre 100 miliardi a disposizione, che devono essere allocati per almeno il 20% per il clima e per il 5% per lo sviluppo urbano sostenibile. Bisogna stabilire target ambiziosi e obbligatori per tutti i fattori fisici (ad esempio le tonnellate di CO2 equivalenti di risparmio), semplificare i processi decisionali, mettere in atto sistemi di monitoraggio e verifica della spesa. I fondi dovrebbero essere volano delle politiche ordinarie, per spenderli bene e spenderli tutti.

27 febbraio 2015
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I vostri commenti
John Garner, domenica 1 marzo 2015 alle5:57 ha scritto: rispondi »

Per 4 anni ho lavorato quasi solo su un sistema che poco per poco risolvera' il problema. Se Legaambiente continua pubblicizare vecchi metodi e di non pensare oltre non e' colpa mia. La mia, e adesso 'nostro' (Waste 2 Environmental Technologies Ltd.) Zero Refuse System potrebbe essere la revoluzione voluto. Entro 2016 abbiamo deciso di portare la fabbrica per nostro progetto qui in Italia a Sinalunga SI. Per sapere di piu' contatarmi . no.telefono 075 827293 e (fra poco) cambiero il mio sito a Twitter.

Pier Luigi Caffese, sabato 28 febbraio 2015 alle16:06 ha scritto: rispondi »

Manca:1.Smart Communities 20 Regionali per 800.000 jobs,senza S.C non c'è industria decarbonizzata ne lavoro2)plasma rifiuti 23 siti Sogin investendo 10 miliardi x 60.000 t giorno 3).chiusura tutte discariche 4) piano acqua per 300 TWh 5).Piano P2G per biometano 6) no rigassificatori,no inceneritori,no Tap no Smart city 1250 come vuole Enea 7)jobs 1,5 milioni su 4 milioni introducendo decarbonizzazione.Piani operativi dati al Governo.

Michele Grasso, venerdì 27 febbraio 2015 alle20:57 ha scritto: rispondi »

Sono concorde con i punti qualificanti ed appoggio incondizionatamente ,insieme a tutte le associazioni a noi collegate per l' attenzione dovuta al nostro ambiente ,unico valore per la sopravvivenza . Grazie.

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