La Regione Emilia Romagna ha aperto un piccolo varco per la moda green. Come? Creando il progetto “Green à Porter“: moda e sostenibilità, coworking, produzioni a chilometro zero. Una collaborazione nata dal lavoro con l’associazione bolognese Impronta Leggera, nata per sostenere i giovani stilisti che diversamente non riuscirebbero a trovare spazio nel complesso mondo del fashion style.

L’iniziativa serve a creare un passaparola valido per una moda a impatto zero, che possa soddisfare le necessità del pubblico e garantire spazio anche ai nuovi creatori. Grazie all’impegno di queste due realtà il progetto ha preso corpo ed è stato possibile organizzare ben due sfilate: un presso il Teatro San Martino di Bologna e una all’atelier Montevergini di Palermo.

Riciclo è stata la parola d’ordine. Moltissimi i nuovi capi di abbigliamento creati grazie al riuso: dai tessuti destinati al macero, ai filati prodotti attraverso una filosofia bio, fino ai materiali reperibili all’interno della regione per abbattere costi e ridurre l’inquinamento. La necessità di un nuovo approccio nel rispetto dell’ambiente è l’obbiettivo primario di questo progetto, che si è già rivolto a due grandi nomi della moda come Silvia Pizzoli e Carmina Campus di Fendi già proiettati verso una filosofia eco sostenibile.

Il grande interesse scaturito si è tramutato nella necessità di una scuola di Eco-Fashion: l’idea nata dalla collaborazione con una decina di donne emiliane appassionate di di moda ed ecologia, ma che nella realtà svolgono lavori diversi, ha portato alla progettazione di una serie di eventi. Fino alla concretizzazione in un master a numero chiuso, che partirà a ottobre.

23 maggio 2011
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