Della graviola – detta anche guanàbana – si sente parlare sempre con più frequenza, soprattutto sui social network. La ragione di questa improvvisa fama deriva dalle presunte proprietà antitumorali, non ancora completamente accertate dalla scienza, che hanno trasformato il frutto tropicale in un vera e propria mania della Rete. Ma sono tutte fondate queste indicazioni e a quali rimedi naturali la graviola può essere effettivamente associata?

La guanàbana nasce dall’Annona muricata, una pianta strettamente tropicale tipica dei Caraibi o comunque delle latitudini prossime all’equatore. Il frutto si caratterizza per le sue grandi dimensioni e per la curiosa buccia, completamente verde e dotata di tipiche escrescenze a uncino. La polpa è invece gialla e morbida: viene solitamente gustata con un cucchiaio dopo aver tagliato il frutto a metà. Di seguito, alcune delle sue principali proprietà.

Proprietà e polemica anticancro

Graviola

Soursop, Prickly Custard Apple. (Annona muricata L.) Treatment of Cancer via Shutterstock

La graviola è un frutto ipocalorico, ricco di vitamine del gruppo B e C, ferro, magnesio, potassio, proteine e amminoacidi. A queste si aggiungono altri elementi dalle indicazioni particolarmente terapeutiche: le acetogenine dalle qualità antitumorali, l’acido γ-amminobutirrico (GABA) per l’ansia, le cumarine contro i batteri e molto altro ancora. Proprio per queste qualità, il frutto – ma anche la pianta e le foglie, dove questi elementi si rilevano in misura maggiore – è da secoli utilizzato come rimedio naturale per la cura delle più comuni patologie, dalle infezioni alla pressione alta.

Dalla metà del secolo scorso, alcuni studi avrebbero rilevato come le acetogenine annonacee presentino delle specifiche azioni anticancro e citotossiche, reattive in vitro contro cellule tumorali dell’intestino, ma anche di pancreas e polmoni. Purtroppo l’assenza di studi estensivi con la sperimentazione sui pazienti oltre ai test in vitro, così come le difficoltà di sintetizzare stabilmente i principi attivi, non hanno trasformato la graviola in una cura riconosciuta per il cancro. Come spesso accade in questi casi, si è venuta a creare una contrapposizione tra la medicina canonica e un nugolo nutrito di sostenitori delle terapie naturali, convinti che le cause farmaceutiche vogliano nascondere le peculiarità della pianta per interessi economici derivanti dalla classica chemioterapia. In realtà, come facilmente intuibile, la verità è nel mezzo. Sebbene in vitro la pianta abbia svelato le sue doti, l’efficacia per l’organismo è tutt’altro che automatica: non capita di rado, infatti, che principi attivi giudicati efficaci in laboratorio non portino ai risultati sperati una volta somministrati ai pazienti. Inoltre, prima di passare alla sperimentazione sugli umani è necessario superare un ostacolo non da poco: la difficoltà di standardizzare dosi e indicazioni chimiche affinché se ne possa derivare un farmaco. Sembra infatti che la resa della acetogenine sia molto variabile e influenzata da molteplici fattori, quale la zona e il tipo di coltivazione della pianta, così come sia difficile arrivare a delle somministrazioni efficaci che siano però prive di gravi rischi per i pazienti. Tali questioni tutt’oggi aperte hanno relegato la graviola ai metodi naturali e alla fitoterapia, senza la definizione di un medicinale vero e proprio. Questo non significa, però, che tale possibilità rimanga inibita in futuro, qualora eventuali sperimentazioni si dimostrassero finalmente sicure e definitive.

Usi terapeutici comuni

Andando oltre alle questione cancro, nella speranza che presto le questioni aperte vengano risolte, la graviola può essere utile a una nutrita schiera di disturbi non comuni. Fra le tante si elencano:

  • Ipertensione: l’assunzione del frutto porta a un calo naturale delle pressione sanguigna, quindi il ricorso può essere indicato per chi soffre di pressione alta. Ovviamente, per contro, la somministrazione è altamente sconsigliata nei casi di ipotensione;
  • Ansia: stimolando la produzione di serotonina e data la presenza del GABA, la graviola può avere un’azione sedativa sul sistema nervoso, riducendo così gli stati d’ansia;
  • Infezioni e micosi: date le proprietà antibatteriche e antimicotiche, il frutto potrebbe essere indicato per combattere le più comuni infezioni – quali quelle da raffreddamento. Sebbene altri studi siano necessari, pare inoltre che la pianta possa essere efficace contro l’herpes.

Attenzione, però, l’assunzione – soprattutto sotto forma di integratori concentrati – deve essere limitata nel tempo, a causa dei seri effetti collaterali. Li si spiegherà nel dettaglio in un prossimo intervento: in questo frangente basti sapere come la graviola possa causare dolori addominali, nausea, vomito, cali di pressione e addirittura una sindrome simile al morbo di Parkinson.

6 aprile 2014
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