Graviola: effetti collaterali

Delle proprietà curative della graviola, un frutto tropicale molto discusso sui social network, si è già parlato: ha effetti diretti sull’ipertensione, sull’ansia, sulle infezioni e le micosi della pelle. Eppure la guanàbana, questo l’altro nome con cui il vegetale è conosciuto, è soprattutto famosa per le sua supposta capacità di contrastare le cellule tumorali, sebbene la scienza non abbia ancora formalizzato precise conferme. Nell’elogiarne le qualità, tuttavia, spesso ci si dimentica dei gravi effetti collaterali che un’assunzione prolungata può causare.

Così come tutte le erbe officinali o qualsiasi altro rimedio naturale per la salute, la somministrazione di graviola deve essere sempre controllata, anche perché la lista delle controindicazioni è particolarmente nutrita. Di seguito, qualche indicazione di massima.

Effetti collaterali

Nonostante le qualità uniche e utilissime alla salute, prima di ricorrere alla graviola bisognerebbe prendere consapevolezza dei suoi potenziali effetti avversi. Fra i tanti, i principali sono:

  • Disturbi intestinali: la guanàbana può indebolire la flora intestinale con l’andare del tempo, provocando dissenteria, fitte e dolori al retto durante la defecazione. È quindi utile associare alla graviola dei probiotici, così da mantenere le normali difese immunitarie dell’apparato digerente in forza;
  • Nausea e vomito: così come può generare una condizione di dissenteria, la guanàbana può colpire anche l’apparato digerente superiore, con dolori allo stomaco, senso di nausea e, nelle peggiore delle ipotesi, episodi di vomito prolungati nel tempo;
  • Ipotensione e svenimenti: come già spiegato nel precedente articolo, la graviola agisce direttamente sull’apparato cardiocircolatorio, diminuendo la pressione sanguigna. È quindi molto indicata per i soggetti ipertesi, mentre gli ipotesi o coloro che godono di una pressione nella norma dovrebbero assumerla con cautela. Un ulteriore calo della pressione nei soggetti naturalmente inclini a livelli bassi, può infatti generare una condizione di stanchezza fisica, sonnolenza, vertigini. E, nei casi più gravi, si può addirittura arrivare a collassi e svenimenti;
  • Depressione: rallentando le naturali funzioni dell’organismo, la graviola è ottima per quei pazienti che somatizzano l’ansia sul fisico, con adrenalina, tachicardia, respirazione accelerata. Ma così non è, però, per chi ha altri disturbi di tipo psicologico, come la depressione, perché il vegetale ne potrebbe peggiorare gli esiti.
  • Sistema nervoso: a lungo andare, la guanàbana può essere responsabile di una patologia simile al morbo di Parkinson, dovuta agli alcaloidi di cui il frutto è ricco. Al momento, però, gli studi scientifici a disposizione sono davvero esigui.

Controindicazioni

Graviola sull'albero

Green Textured Guanabana Fruit In The Tree. Focus On The Fruit, Shallow Depth Of Field via Shutterstock.

Definiti gli effetti collaterali, è utile specificare quali categorie di consumatori dovrebbero evitare di ricorrere al frutto esotico. Fra questi, è sconsigliata la graviola nei seguenti casi:

  • Gravidanza: il frutto è praticamente vietato durante la gravidanza perché, sebbene non sia dato ancora ben sapere quali siano gli effetti diretti sul feto, può provocare delle contrazioni uterine particolarmente pericolose;
  • Depressione e psicofarmaci: in caso si soffrisse di depressione o di qualsiasi altro disturbo che comporta l’assunzione di farmaci specifici – dalle benzodiazepine agli antidepressivi di ultima generazione – la graviola è da evitare. Può portare il paziente non solo a una profonda sedazione, ma anche al peggioramento del disturbo;
  • Problemi all’apparato digerente: chi è affetto da problemi intestinali sia acuti che cronici – dalla gastrite al reflusso esofageo, passando per l’intestino irritabile, il morbo di Crohn e la celiachia – deve rifiutare l’impiego della guanàbana;
  • Ipotensione: come già specificato, il frutto non va scelto in caso si soffrisse di pressione bassa o, comunque, si sperimentasse spesso affaticamento, vertigini, sonnolenza, narcolessia e via dicendo.

Anche per coloro che non soffrono di nessuna delle patologie indicate, vale la pena ricordare come una cura a base di graviola o di suoi estratti non debba essere prolungata per più di 30 giorni.

13 aprile 2014
Lascia un commento