Assumere omega-3 in gravidanza è importante per lo sviluppo del nascituro, ma spesso la dose assunta dalle donne incinte è più bassa rispetto al necessario. Lo dimostra una ricerca condotta all’Alberta Pregnancy Outcomes and Nutrition (APrON).

Gli acidi grassi polinsaturi a lunga catena (LC-PUFA) sono derivati da grassi essenziali omega-6 e omega-3. Una presenza adeguata di queste componenti è alla base dello sviluppo di placenta e feto, e influisce sulla formazione del cervello del nascituro.

Gli LC-PUFA comprendono l’acido eicosapentaenoico (EPA), l’acido docosapentaenoico (DPA) e l’acido docosaesaenoico (DHA). La Commissione Europea e la Società internazionale per lo studio di acidi grassi e lipidi (ISSFAL) raccomandano, in particolare a donne in gravidanza e in allattamento, un consumo minimo di 200 mg di DHA al giorno.

Allo stesso modo l’American Dietetic Association e la Dietitians of Canada raccomandano a tutti gli adulti in buona salute, tra cui donne incinte e in allattamento, l’assunzione di almeno 500 mg giornalieri di omega-3 LC-PUFA.

I precursori degli LC-PUFA omega-6 e omega-3 possono essere integrati solo tramite dieta. L’organismo umano non è in grado di sintetizzarli. Secondo lo studio dei ricercatori dell’Apron le donne incinte non assumono abbastanza acidi grassi.

La ricerca pubblicata su “Applied Physiology, Nutrition, and Metabolism” ha analizzato un gruppo di 600 donne durante la gravidanza e in fase di allattamento, per capire il livello di acidi grassi assunti e la loro influenza sullo sviluppo del feto. Si legge nel report:

Le raccomandazioni europee sono state seguite solo dal 27% delle donne in gravidanza e dal 25% delle donne in fase di allattamento: in particolare seguendo una dieta a base di frutti di mare, pesce e alghe. La maggior parte delle donne del gruppo di osservazione non ha rispettato però i parametri dettati dalle istituzioni.

Secondo i dati le donne che avevano preso supplementi adeguati di DHA durante la gravidanza erano più inclini a continuare una dieta equilibrata anche dopo il parto. In particolare le possibilità di mantenere un’alimentazione ricca di omega-3 erano 11 volte superiori a quelle delle donne che non avevano seguito alcun tipo di indicazione nel periodo della gestazione.

Il 44% per cento delle donne sottoposte a osservazione dal team dell’Alberta Pregnancy Outcomes and Nutrition ha riferito di prendere pochi integratori durante la gravidanza e di non aver continuato durante la fase di allattamento. I ricercatori hanno concluso:

L’attuale studio fornisce informazioni utili agli operatori sanitari per le future raccomandazioni su diete e integratori: l’obiettivo è abituare le donne ad un consumo soddisfacente di LC-PUFA, sia durante la gravidanza che nei periodi successivi, per assicurare ai loro bambini un pieno sviluppo.

26 marzo 2015
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