Spesso alle donne in gravidanza viene consigliato un frequente consumo di pesce, perché ricco di omega-3, acidi grassi essenziali che favoriscono l’abbassamento dei trigliceridi e del colesterolo “cattivo” (LDL) nel sangue, aiutando a prevenire patologie degenerative, soprattutto quelle cardiache. Spesso però non si fanno i conti con le sostanze inquinanti presenti oggi nelle acque del mare e degli oceani che i pesci, soprattutto quelli di taglia grossa, assorbono.

Uno studio condotto da un team di ricercatori appartenente all’Università di Creta in Grecia ha scoperto che queste sostanze, se assunte in grandi quantità, soprattutto da parte di donne incinte, determinano un aumento del rischio di avere bambini che crescendo diventeranno obesi.

Non ci sono ancora quantificazioni precise che permettano di fare differenze tra pesce pescato in mare o in acque dolci, o tra specie diverse di pesci e le concentrazioni di inquinanti (per lo più mercurio e composti organici) non sono state misurate, ma è lecito pensare che i dati rilevati dal gruppo di ricercatori dimostrino proprio una correlazione tra il quantitativo di sostanze tossiche assunte con il consumo settimanale di pesce (si tratta di sostanze che interferiscono a livello ormonale) e un aumento del rischio di avere bambini obesi già a 2, 4 e 6 anni.

Nello studio sono state prese in esame 26.000 donne europee e statunitensi durante la gravidanza. Si è osservato il loro consumo di pesce settimanale e si è monitorata la gravidanza e poi la crescita del neonato fino ai 6 anni. Si è visto che donne che mangiavano pesce più di 3 volte a settimana avevano una probabilità del 14% in più di avere figli obesi all’età di 4 anni e del 22% in più all’età di 6 anni, con probabilità maggiore nelle femmine rispetto ai maschi. La dottoressa Leda Chatzi, dell’Università di Creta spiega:

La contaminazione da inquinanti ambientali presenti nel pesce potrebbe fornire una spiegazione per l’associazione osservata tra l’elevata assunzione di pesce durante la gravidanza e l’aumento di adiposità infantile.

Ci sono però altri studi secondo i quali a determinare la corporatura di un bambino, fin dalla più tenera età, sarebbe il tipo di alimentazione a cui è sottoposto fin dal primo anno di vita. Il professor Tom Sanders, del King’s College di Londra, afferma che:

La pratica dell’alimentazione infantile nel primo anno di vita è il fattore più importante che influenza il tasso di crescita.

Servono quindi nuovi dati, informazioni più specifiche che siano in grado di identificare le sostanze inquinanti in oggetto, di quantificarle all’interno del cibo che assumiamo, di capire quali specie possiamo mangiare e quante volte a settimana, per preservare la salute nostra e quella dei nostri figli.

16 febbraio 2016
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