Grassi saturi: rischi per la salute sopravvalutati secondo studio

Le linee guida su una dieta sana stilate dalle autorità sanitarie di diversi Paesi occidentali consigliano di limitare il consumo di cibi contenenti grassi saturi per ridurre il rischio di infarto, ictus e malattie cardiovascolari. In base alle raccomandazioni dei nutrizionisti le calorie provenienti dai grassi saturi non dovrebbero superare il 10% del totale.

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Ciononostante diversi studi effettuati negli ultimi anni stanno mettendo in discussione la nocività dei grassi saturi contenuti in fritture, carni e formaggi grassi, burro e insaccati.

A sollevare dei dubbi sull’efficacia di una riduzione drastica dei grassi saturi dalla dieta di recente sono stati i ricercatori della University of Bergen. Lo studio firmato da Ottar Nygård, Simon Nitter Danke e Gunnar Mellgren è stato condotto dal centro di ricerca sul diabete dell’ateneo norvegese e pubblicato sull’American Journal of Clinical Nutrition.

Gli scienziati hanno messo in discussione una tesi ampiamente accettata dalla comunità scientifica e ormai radicata anche nelle scelte dei consumatori di tutto il mondo: una dieta ricca di grassi, in particolare saturi, fa male alla salute senza “se” e senza “ma” e comporta dei rischi per gran parte della popolazione.

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Nello studio i ricercatori hanno coinvolto un campione di 38 uomini obesi divisi in due gruppi, che hanno seguito una dieta ricca di carboidrati o di grassi, di cui circa il 50% saturi. Gli scienziati hanno monitorato i fattori di rischio delle malattie cardiovascolari e misurato i livelli di massa grassa nell’addome, nel fegato e nel cuore.

Dai risultati è emerso che una dieta ricca di grassi non aumenterebbe il rischio di incorrere in malattie cardiovascolari. Tutt’altro. Alcuni parametri cruciali per il calcolo del rischio cardiometabolico come la pressione sanguigna, i valori glicemici, i livelli di insulina, i trigliceridi e l’accumulo di grasso ectopico risultano migliorati. I livelli di colesterolo cattivo (LDL) non subiscono variazioni degne di rilievo, mentre quelli di colesterolo “buono” (HDL) aumentano.

La dieta seguita dai pazienti obesi si basa su un adeguato apporto di proteine e di acidi grassi provenienti da cibi freschi e di alta qualità poco processati. I grassi provengono soprattutto da oli vegetali spremuti a freddo e dal burro. Il consumo di cibi contenenti zuccheri aggiunti è minimo.

Secondo i ricercatori a fare la differenza per la salute non è tanto la quantità di grassi o carboidrati nella dieta bensì la qualità dei nutrienti. Come illustra il dottor Ottar Nygård:

Molte persone in buona salute probabilmente tollerano un’alta percentuale di grassi saturi nella dieta, a patto che provengano da alimenti di qualità e che l’apporto calorico giornaliero non sia eccessivo. In questi casi i grassi potrebbero perfino fare bene alla salute.

Gli esperti condurranno ulteriori studi per capire quali pazienti beneficerebbero maggiormente di una dieta povera di grassi. Nel frattempo gli autori consigliano ai nutrizionisti di non ingigantire i rischi dei grassi per la salute, invitando invece i pazienti a ridurre il consumo di cereali raffinati, zuccheri aggiunti e cibi industriali.

5 dicembre 2016
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