Le micro schede in grafene potrebbero essere, per la salute umana, molto più pericolose di quanto immaginiamo. La ricerca è della Brown University, Rodhe Island: il grafene, penetrando nel copro umano attraverso dei minuscoli tagli che i fogli usati in laboratorio procurano, potrebbe interrompere le normali funzioni cellulari, nuocendo gravemente alla salute dei tecnici.

La ricerca, spiegano dalla BU, dovrebbe servire a stimolare nuovi studi sulla pericolosità del grafene, per mettere a punto dei sistemi che riducano al massimo qualsiasi traccia di potenziale tossicità. Agnes Kane, presidente del Dipartimento di Patologia e Medicina di Laboratorio presso la Brown e autrice dello studio, ha spiegato:

Il nostro scopo è capire le caratteristiche di questi materiali e come queste caratteristiche interagiscano con le cellule umane. Se c’è qualche caratteristica che è responsabile della tossicità, allora forse gli ingegneri possono progettare un metodo per renderla inoffensiva.

Il grafene, che si presenta sostanzialmente come un foglio ultrasottile di carbonio, ha uno spessore di un solo atomo ma possiede molteplici caratteristiche fisiche, elettroniche e meccaniche, mentre ha proprietà uniche dal punto di vista del processo fotonico. Per queste caratteristiche, il grafene viene studiato da circa una decina d’anni, allo scopo di impiegarlo nel settore solare, in area medica e elettronica.

Entro qualche anno, prevedono gli analisti scientifici, il grafene potrebbe essere commercializzato: per questo motivo, spiegano dalla Brown, è necessario studiare attentamente tutte le potenzialità tossiche, sia durante l’uso da parte dei consumatori, sia per quanto riguarda la lavorazione in laboratorio da parte dei tecnici. La ricerca pubblicata dall’università del Rodhe Island è la prima in questo senso. Robert Hurt, co-atuore dello studio e professore alla BU, ha specificato:

Questi materiali possono essere inalati accidentalmente, oppure possono essere intenzionalmente impiantati come componenti di nuove tecnologie biomediche. è per questo che vogliamo capire come interagiscono con le cellule, una volta all’interno del corpo.

Finora, per quanto riguarda l’interazione grafene-corpo umano, sono state condotte simulazioni al computer da parte del professor Huajian Gao del laboratorio Kane: i test, però, si sono rivelati poco precisi, a causa del modello di grafene preso in esame, “troppo perfetto” per essere analogo a quello che si trova nella realtà fisica. Annette von dem Bussche, professore di patologia alla BU, è riuscita a verificare un modello sperimentale d’interazione fra il grafene e le cellule umane, in particolare quelle dei polmoni.

Gli studi in questione, spiegano dalla BU, permettono di interpretare gli effetti biologici dei materiali in questione: sebbene ancora in fase preliminare, le ricerche forniscono un primo modello del livello di tossicità di un nano materiale e delle sue interazioni con gli esseri umani. Agne Kane ha quindi concluso:

Queste ricerche riguardano la sicurezza nella progettazione di nano materiali. Sono materiali artificiali, creati da noi, quindi dovremmo essere in grado di renderli non solo più efficienti e più smart, ma anche più sicuri dal punto di vista della convivenza con gli esseri umani.

15 luglio 2013
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I vostri commenti
alba, giovedì 10 ottobre 2013 alle0:42 ha scritto: rispondi »

piu' ci si pensa e piu' si trovano tante applicazioni possibili, pensoa tutti i supporti per portatori di handicap "leggero e piu' forte dell'acciao" sarebbe formidabile!!

Luciano, martedì 6 agosto 2013 alle0:36 ha scritto: rispondi »

Mi chiedo, chi ha prodotto le mine delle matite che conseguenze hanno sulla loro salute?

mex silvio, lunedì 15 luglio 2013 alle21:50 ha scritto: rispondi »

innanzi sarebbe bene dire cosa e' il grafene..?? e la pericolosita' di tutte le polveri sottili ...inferiori al micron...!!! e siccome parliamo di strati a livello molecolare.....non e' pensabile a lavorazione in ambiente libero....ma in ambiente super-controllato e super-isolato...!!!

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