All’interno dell’esecutivo vige un senso di rassegnazione profonda, la consapevolezza che le belle speranze “nucleari” d’Italia rischiano di essere spazzate via dagli incidenti di Fukushima e dall’eco mediatico di terrore da essi sollevato:

È finita, non possiamo mica rischiare le elezioni per il nucleare. Non facciamo cazzate

Queste parole sono state attribuite al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, che pure nei giorni passati aveva mantenuto un sangue decisamente più freddo e distaccato. Ma a colpire sono le dichiarazioni di Romani, uno dei falchi del nucleare, il ministro accusato di avere ucciso lo sviluppo delle fonti rinnovabili italiane:

Dalle informazioni che abbiamo il problema che ha il Giappone non sarà di facile soluzione. Per questo il paese deve fermarsi un attimo e capire che cosa stiamo facendo. Serve una pausa di riflessione e soprattutto non si possono fare scelte che non siano condivise da tutti.

Un’apertura alle tesi ambientaliste? Manco per sogno, visto che il ministro ha tenuto a precisare:

Non è in discussione che il Paese debba andare verso l’energia nucleare.

Infatti, come traspare dal discorso delle Prestigiacomo, ad essere in discussione è piuttosto la tenuta del governo.

Lo stesso Veronesi, lo scienziato di punta del fronte pro-nucleare, si trova spiazzato. Mentre Margherita Hack propone di costruire le centrali in zone non sismiche, come la Sardegna, l’oncologo, si allinea alla prudenza di Romani:

Le gravi vicende dei quattro reattori giapponesi impongono inevitabilmente a chi, come me, ha deciso di occuparsi di sicurezza degli impianti nucleari e di salvaguardia della popolazione, di mettere da parte lo sgomento e prendersi una pausa di riflessione profonda. Le caratteristiche di eccezionalità degli eventi giapponesi, dove al terremoto si è associato lo tsunami e poi l’incidente atomico, ha risvegliato in tutti noi paure ataviche e visioni apocalittiche, oltre che dolore e solidarietà sincera per la gente e per gli eroi, tecnici e scienziati, che tentano in ogni modo di salvarla. Io rimango convinto che il mondo non può fare a meno del nucleare per sopravvivere, tenendo conto che petrolio, carbone e gas hanno i decenni contati e che sono nelle mani di pochissimi Paesi, che stiamo avvicinandoci ai 7 miliardi sul Pianeta con bisogni sempre maggiori di energia, e che le altre fonti di energia non sono attualmente sfruttabili in modo tale da assicurare la copertura del fabbisogno.

Per finire, la stampa filo-governativa sembra invece andare controtendenza. Nicola Porro, su Il Giornale, tuona contro il passo falso del governo:

Qual è il motivo logi­co per il qua­le l’incidente in Giappone debba avere conseguenze per l’Italia? C’è forse qual­cuno, tra chi ci governa, che, oggi più di ieri, si sia accorto che l’energia nu­cleare non è esente da ri­schi? Serviva forse il Giap­pone per ricordare al mon­do che i manufatti dell’uo­mo talvolta sono pericolo­si? Non si riesce bene a capi­re su cosa debba riflettere il governo.

Non certo sull’esi­genza di diversificare le no­stre fonti di approvvigiona­mento. E men che mai sul fatto che le tecnologie che sarebbero state adottate in Italia sono di generazione ben più sicura di quella coinvolta in Giappone. Se c’è un unico,misero vantag­gio che abbiamo verso il re­sto del mondo nuclearizza­to, è che sul nostro territorio non ci sono e non ci saran­no mai impianti di vecchia concezione.

Se la linea del governo, sarà quella auspicata dai suoi promoter, allora, il passo indietro sarà semplicemente: “un modo per passare la nottata”. Per il fronte del NO resterebbe la possibilità di utilizzare l’onda d’urto emotiva per raggiungere il quorum ai prossimi referendum. In caso di vittoria dei sì in quella sede, il pericolo nucleare sarebbe definitivamente scampato.

18 marzo 2011
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