Mappare le perdite di gas metano generate dai condotti delle reti, dalle abitazioni o dalle discariche: è il progetto nato dalla collaborazione fra l’organizzazione no profit Environmental Defense Fund (EDF) e Google Earth.

Il progetto si focalizza su tre città americane: Boston, Staten Island e Indianapolis, città i cui impianti hanno più di 50 anni. Grazie alle Google car utilizzate per il servizio Street View, il gigante del web individuerà e mapperà i punti più critici della rete del gas naturale, individuando i problemi da risolvere.

Rinnovare reti e infrastrutture è uno degli obiettivi principali per arrivare all’efficienza energetica e allo stesso tempo uno dei maggiori problemi da risolvere. I dati rilevati fin ora dal nuovo servizio non sono incoraggianti: in media, nelle 3 città considerate dal progetto pilota, ogni 1,5 Km è presente una fuga.

Il gas naturale, inoltre, viene spesso pubblicizzato come più sicuro e meno dannoso rispetto al carbone: ma questo, spiegano gli esperti di EDF, non è del tutto esatto. In un arco temporale più lungo, pari a vent’anni in media, il metano sarebbe 84 volte più potente e dannoso del biossido di carbonio. Steven Amburgo, capo del settore ricerca di EDF, ha spiegato:

Le fughe di metano sono una sfida pervasiva in tutto il settore del gas naturale: questa è l’occasione ideale per ideare nuove soluzioni e risolvere un grande problema del mondo reale.

I nuovi sensori utilizzati dalle Google car, sono stati sviluppati da un gruppo proveniente dalla Colorado State University: il sistema non rileva solo i punti in cui ci sono guasti e perdite, ma anche l’entità di tali perdite.

Grazie ai dati raccolti dal servizio Street View, i ricercatori di EDF hanno costruito delle mappe, pubblicamente consultabili: il progetto pilota, inoltre, ha dato il via a una serie di integrazioni, da realizzare entro breve.

I ricercatori stanno mettendo a punto dei nuovi sensori che possano rilevare, oltre alle perdite di gas naturale, anche benzene, ozono, monossido di carbonio, ossidi di zolfo, ossidi di azoto e altri composti organici volatili. Mark Brownstein, ricercatore associato e consulente per EDF, ha concluso:

Un sistema con molte perdite croniche può non essere percepito come un pericolo immediato per la sicurezza delle nostre città: tuttavia, una situazione del genere non deve essere sottovalutata perché può diventare, nell’arco di un periodo più lungo, una vera e propria minaccia ambientale.

28 luglio 2014
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