Strade abbandonate sui cui bordi fa capolino l’erba, resti di automobili e barche nei luoghi più disparati, macerie, devastazione e deserto, dovunque, in qualsiasi angolo si posi l’occhio. È decisamente degno della più imponente cinematografia apocalittica lo scenario che si para alla vista di quanti si accingono ad attraversare la prefettura di Fukushima in Giappone, teatro due anni fa del terribile terremoto con relativo tsunami che ha spazzato strutture e uomini, causando danni alla centrale atomica di Daiichi e facendo precipitare nell’incubo radiazioni un intero Paese.

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A dipingere questo affresco terribilmente reale nella sua crudezza è stato l’obiettivo di Google Street View, le cui automobili, dopo aver attraversato in lungo e in largo Europa e Nord America, si sono spostate in Giappone per documentare la devastazione che continua imperterrita a regnare nelle aree devastate dallo tsunami, portando nelle case degli internauti un’eccezionale testimonianza a suo modo storica, ma allo stesso fuori dal tempo.

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Il servizio di mappe digitali di Google mette in evidenza la desolazione di quelle zone, dove si può navigare virtualmente per chilometri senza intravedere la sagoma di un solo essere umano, con il tempo che sembra essersi fermato e sullo sfondo il panorama di una natura deturpata, con le stesse opere umane, siano strade, ponti, imbarcazioni e altri mezzi di trasporto, capaci di assomigliare a monumenti messi lì a testimonianza della vita laddove la vita, purtroppo, non esiste più.

In un mondo dove sempre più spesso la memoria dell’umanità è affidata alla Rete, non poteva che essere un colosso del web come Google ad archiviare e a mettere a disposizione di tutti le immagini della Fukushima post-tsunami, la Fukushima apocalittica dell’incubo nucleare, sperando che i fotogrammi di quelle terre dove non resta più alcuna presenza umana servano da monito per quanti parlano ancora di energia atomica sicura, che intravedono in questo tipo centrali la chiave di un futuro migliore e di un Pianeta vivibile. Per costoro, la risposta, è da adesso alla portata di un semplice clic del mouse.

29 marzo 2013
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