Google nell’occhio del ciclone per la vicinanza (e i finanziamenti) con i negazionisti del cambiamento climatico. A scatenare la polemica, un evento di fundraising ospitato da Big G, che punta a finanziare proprio il senatore repubblicano Jim Inhofe, noto per le sue campagne che cercano di “screditare le teorie sul climate change” presso il grande pubblico.

L’iniziativa, un pranzo con quote di partecipazione che vanno da 250 ai 2.500 dollari, è in programma nella sede di Washington dell’azienda di Mountain View, che tra l’altro viene spesso citata per la propria sensibilità ambientalista. A ben guardare però non si tratta della prima iniziativa di sostegno ai negazionisti promossa o avallata da Google.

Google e il cambiamento climatico

Il mese scorso, ad esempio, l’azienda ha fatto una donazione di 50.000 dollari al Competitive Enterprise Institute (CEI), un’organizzazione che ha accusato di frode alcuni climatologi, nel tentativo di screditare la scienza del cambiamento climatico. Alla cena di finanziamento annuale della CEI, il maggior contribuente è stato proprio Google e, nella stessa occasione, anche Facebook ha elargito una generosa quota di 25.000 dollari.

Eppure, ed è questo che ha irritato maggiormente alcuni gruppi di attivisti americani, Big G si dichiara da tempo molto attento alle misure di risparmio energetico, oltre a sostenere di avere investito circa 1 miliardo di dollari in fonti rinnovabili.

Dopo un primo rifiuto a commentare, Google ha affidato all’e-mail di un suo portavoce la propria difesa. Si legge nella nota:

Organizziamo regolarmente raccolte di fondi per i candidati, di entrambe le parti, ma ciò non significa che sosteniamo le loro posizioni. E mentre siamo in disaccordo con le sue politiche rispetto al cambiamento climatico, condividiamo interessi con il senatore Inhofe rispetto agli impiegati e i data center che abbiamo in Oklahoma.

Giustificazioni che, comunque, non sono bastate a Google per evitare le critiche. L’associazione Forecast the Fact, attiva nella diffusione delle argomentazioni scientifiche sul tema del cambiamento climatico, ha lanciato una petizione online dal titolo “Hey, Google! Don’t fund evil”, parafrasando sarcasticamente lo stesso motto (e la grafica) di Google. Sempre sul web, inoltre, si raccolgono firme per chiedere a Larry Page di cancellare l’incontro con Inhofe e di impegnarsi a non finanziare più i negazionisti.

12 luglio 2013
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