Spesso Google arriva davanti ad altri concorrenti nello sperimentare delle novità, che possono essere nuovi servizi, nuove funzioni, nuovi prodotti o, come nel caso di cui stiamo per parlarvi, nuove tecnologie.

Giunge notizia dalla Finlandia che il gruppo americano ha acquistato un vecchio mulino presso la località di Hamina, una novità che potrebbe far pensare a primo impatto che BigG sia intenzionata a entrare nel settore alimentare, ma in realtà non riguarda nulla di tutto ciò: il vecchio mulino sarà infatti riadattato e utilizzato per raffreddare un data center.

L’impianto prenderà così l’acqua del mar Baltico per raffreddare il nuovo data center di Google, che sarà il primo a essere raffreddato in maniera naturale, tramite l’acqua del mare che andrà a sostituire i cosiddetti “chiller”, cioè quei dispositivi solitamente usati per raffreddare queste strutture fondamentali per il Web.

Il funzionamento del sistema di raffreddamento prevede l’utilizzo di apposite gallerie in granito (già presenti presso il vecchio mulino) a circa sette metri e mezzo dal centro, dentro le quali far scorrere l’acqua deputata a tenere sotto una certa soglia la temperatura delle macchine, dissipando il calore con continui scambi con l’acqua proveniente dal mare, non facendo mancare l’accortezza di raffreddare nuovamente l’acqua prima che questa torni nel Baltico, in modo da evitare possibili ripercussioni sull’ecosistema marino.

Per tenere sotto controllo il buon funzionamento dell’impianto Google userà un piccolo sottomarino, che avrà il compito di assicurare il regolare flusso attraverso le gallerie ed evitare ogni ostruzione causata ad esempio dai sedimenti delle acque.

L’obiettivo di Google è quello di risparmiare notevoli somme di denaro nel mantenimento del nuovo data center che dovrebbe essere pronto per l’autunno: il risparmio energetico sarebbe infatti molto elevato rispetto a un sistema tradizionale, che solitamente ha proprio nell’impianto di raffreddamento la voce più costosa e problematica per il suo funzionamento.

A beneficiarne sarà però anche l’ambiente, che vedrà evitato un forte dispendio energetico e il contestuale aumento di emissioni nell’aria dovute alla produzione dell’energia elettrica necessaria ad alimentare gli impianti di raffreddamento di un data center convenzionale. La novità si annuncia quindi come un primo ma significativo passo verso una sempre maggiore attenzione all’ambiente anche da parte dei grandi protagonisti del mercato IT mondiale.

25 maggio 2011
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