La partnership siglata a dicembre tra Google Earth e FAO, in occasione della COP21 di Parigi, arriva ora ad una fase concreta. Si è svolta a Roma presso la sede italiana della FAO la conferenza “L’uso delle immagini satellitari e delle nuove tecnologie per la gestione delle risorse naturali”, con la quale sono stati presentati i primi risultati di quella che secondo José Graziano da Silva, direttore generale della United Nations Food and Agricolture Organization, è “più un’alleanza strategica che una semplice partnership”.

Lo scopo è quello di condurre un monitoraggio congiunto delle risorse del nostro Pianeta a distanza. Grazie a sistemi come la costellazione di satelliti Landsat, che dal 1972 girano intorno alla Terra, e grazie al sistema Copernicus, il cui programma prevede per il 22 aprile il lancio dalla base dell’ESA di Kourou di una nuova sentinella per l’osservazione (la B1), sarà possibile monitorare la condizione delle sue risorse naturali per migliorare il livello di informazione ambientale, in modo che ne sia facilitata la tutela secondo interventi che prevedano un approccio a 360 gradi.

Le prime analisi hanno riguardato la situazione delle foreste: c’è stata una fase di formazione e poi gli esperti hanno utilizzato il software della FAO e l’archivio dei dati geo-spaziali di Google per mappare e classificare velocemente le situazioni rilevanti da questo punto di vista.

Uno degli aspetti innovativi della collaborazione è stato però l’arrivo ad una Valutazione Globale delle Zone Aride: è stato realizzato un sistema open source grazie al quale è possibile tenere monitorata la condizione delle risorse idriche globali.

La FAO utilizza software come Open Foris e CollectEarth, che permetteranno ai governi, agli istituti di ricerca e alle organizzazioni non governative di aggiornare gli inventari forestali nazionali, di valutare e classificare l’uso del suolo e i suoi cambiamenti, di quantificare deforestazione, rimboschimento e desertificazione, ma anche di raccogliere dati socio-economici contestualizzandoli nello spazio. Questa collaborazione quindi promette una serie infinita di potenzialità per la comprensione e la tutela del nostro Pianeta e delle sue risorse.

18 aprile 2016
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ASI
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