Google dedica il doodle odierno a Dian Fossey, la zoologa nata 82 anni fa e passata alla storia per aver dedicato tutta la sua vita alla cura e alla salvaguardia dei gorilla. Una dedizione che l’ha portata nel 1985 alla più brutale delle morti: l’omicidio.

Senza il lavoro della zoologa, oggi l’universo scientifico non avrebbe conoscenza di alcune delle più importanti peculiarità dei primati, quali le similitudini con l’uomo, la loro organizzazione societaria, il linguaggio, le pratiche di accoppiamento, la capacità di provare emozioni, di eseguire compiti complessi, di memorizzare eventi o istruzioni in modo molto simile all’uomo. Cresciuta in California in una famiglia difficile – la madre, divorziata, si risposò con un uomo d’affari che mai legò pienamente con la zoologa – dagli anni ’60 partì per l’Africa, così da dedicarsi totalmente ai primati. E proprio nel Continente Nero trovò la morte per mano di un assassino, il 26 dicembre del 1985, nella sua tenda sui monti Virunga del Ruanda. Una dimostrazione di forza, si disse ai tempi, forse per contrastare la sua presa di consapevolezza sulle scimmie che ne stava limitando la caccia, l’uccisione e il commercio. La sensibilità moderna su questi straordinari animali, infatti, deriva proprio dall’opera di divulgazione della Fossey e di tutti i ricercatori dell’epoca, tra cui il gruppo delle “Trimates”, tre donne all’avanguardia: la Fossey, Biruté Galdikas e Jane Goodall.

Gran parte delle sue scoperte scientifiche avvennero a partire dal 1967 quando, grazie a un finanziamento del National Geographic e della Fondazione Leakey, la zoologa entrò in profondo contatto con i primati. Proprio di quegli anni sono alcuni scatti iconici, per la gran parte effettuati dal fotografo Bob Campbell, che la immortalano abbracciata ai gorilla, intenta a mostrar loro un libro, a coccolarli. L’approccio della Fossey con queste specie è stato straordinariamente umano, per degli animali che con l’uomo condividono gran parte del loro patrimonio genetico. Tra le rilevazioni possibili dal lavoro della ricercatrice, l’organizzazione delle relazioni sociali dei gorilla, la suddivisione dei gruppi nel momento della conquista della femmina, i metodi di raccolta e conservazione del cibo, le comunicazioni verbali e non verbali fra membri della stessa tribù, gruppi antagonisti o specie diverse. Delle scoperte innovative per i tempi, che resero la Fossey particolarmente famosa sui media.

Doodle per Dian Fossey

Doodle per Dian Fossey

E proprio grazie alla popolarità acquisita, la zoologa fece leva sulla propria fama per sensibilizzare i governi al problema del bracconaggio delle scimmie, al turismo insostenibile che ne minacciava gli habitat, alla cattura degli esemplari per rinchiuderli in cattività. Proprio sugli zoo la Fossey fu particolarmente dura, tanto da invitare più volte le istituzioni internazionali – tra cui la Comunità Europea – a limitare e regolamentare fortemente l’attività di queste strutture. È stato proprio il suo attivismo senza sosta ad averla condotta alla morte, per quelle dichiarazioni, quelle scoperte evidentemente per qualcuno difficili da digerire. Venne uccisa con un panga, un machete solitamente utilizzato dai bracconieri per uccidere i gorilla dopo essere caduti in una trappola, e ritrovata senza vita il giorno dopo nella sua capanna. La sua storia è stata ricostruita al cinema in un film del 1988, “Gorilla Nella Nebbia”, con protagonista Sigourney Weaver.

16 gennaio 2014
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