Si parla spesso dei cambiamenti climatici in relazione alle iniziative messe in campo per contrastare il fenomeno, come quelle legate allo sviluppo di tecnologie e sistemi dedicati alla produzione di energia da fonti pulite e rinnovabili. Si discute invece con meno frequenza del surriscaldamento globale e di come il comportamento di fondi istituzionali e gruppi finanziari sia influenzato dal processo.

=> Leggi perché il clima è tra le maggiori preoccupazioni degli italiani

Un tema trattato invece in modo approfondito dal Global Climate Index 2017, rapporto elaborato da AODP (Asset Owners Disclosure Project) che analizza la correlazione tra investimenti e green economy. Un indice dal quale emergono le realtà che più puntano sulle fonti rinnovabili, favorendo così un progressivo abbandono di quelle fossili.

Il risultato è che il 60% circa dei fondi presi in esame (299 istituzioni per 27.000 miliardi di dollari) sta valutando con attenzione i rischi legati al clima per strutturare la propria strategia azionaria e obbligazionaria. Si registra inoltre un abbattimento del 18% sul numero dei cosiddetti “laggard”, ovvero le realtà che ancora ignorano le ripercussioni del climate change, passati da 246 a 201 tra il 2016 e il 2017.

=> USA frenano dichiarazione congiunta sul clima dei Paesi del G7, leggi perché

Osservando i dati da una prospettiva geografica, la Cina è il peggiore dei Paesi per quanto riguarda trasparenza degli investimenti e riconoscimento dei rischi. Un atteggiamento, quello dello Stato asiatico, poco in linea con la posizione assunta dai suoi governanti, che di recente hanno ribadito una dura opposizione alle strategie pro-carbone di Donald Trump. Negli USA si registra una maggiore attenzione al tema, ma in misura limitata.

Comportamenti decisamente più virtuosi quelli attribuiti alle realtà europee, che finora si sono dimostrate in grado di valutare in modo responsabile il rischio climatico nell’elaborazione dei propri investimenti. Regno Unito, Francia e i Paesi scandinavi i più attenti. Meno bene la Germania, che come sottolineato più volte ancora non preme con decisione sul pedale dell’acceleratore per quanto riguarda la transizione dalle fonti fossili a quelle rinnovabili.

2 maggio 2017
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento