Non è affatto un quadro rassicurante quello emerge dai documenti relativi a 55 cause legali indette contro Monsanto da persone esposte al prodotto Roundup, un erbicida a base di glifosato.

Il giudice distrettuale Vince Chhabria della Corte Federale di San Francisco ha imposto la pubblicazione delle carte, dalle quali si evince una possibile correlazione tra l’impiego della sostanza e l’insorgere del linfoma non Hodgkin che colpisce il sistema linfatico.

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Tra gli aspetti che dovranno necessariamente essere chiariti (e destinati a far maggiormente discutere) anche il ruolo dell’EPA nella questione. Per chi non ne fosse a conoscenza, l’Environmental Protection Agency è l’agenzia del governo statunitense che si occupa di tutela ambientale.

Un ex dirigente, Jess Rowland, avrebbe collaborato con la multinazionale per ostacolare il processo di revisione degli studi scientifici legati ai potenziali pericoli per la salute derivanti dall’azione del glifosato. Un’accusa molto grave, che ha di nuovo acceso gli animi dell’opinione pubblica d’Oltreoceano.

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La diffusione degli atti giudiziari ha provocato uno scossone anche ai piani alti del New York Medical College, che nel 2000 ha pubblicato attraverso il Regulatory Toxicology and Pharmacology uno studio sul tema a firma di Gary Williams.

L’indagine interna avrà come obiettivo quello di far chiarezza su eventuali comportamenti compiacenti nei confronti di Monsanto, anche alla luce della ricerca condotta nel 2015 dall’IARC (International Agency for Research on Cancer), che ha classificato il glifosato come probabile cancerogeno per l’essere umano.

Il colosso americano, in attesa dell’approvazione per l’acquisizione da parte di Bayer (con un investimento quantificato in 66 miliardi di dollari), si difende dalle accuse rispedendole al mittente e affermando che i documenti svelati costituiscono solo una parte di quelli depositati nel corso delle azioni legali.

Focalizzando l’attenzione sull’Italia, l’impiego dell’erbicida è attualmente proibito se associato all’ammina di sego polietossilata, altrimenti può essere utilizzato, con il solo limite di non diffonderlo durante le operazioni che anticipano il raccolto e la trebbiatura delle culture, così come in aree situate nelle vicinanze di parchi pubblici e campi sportivi. In altre parole, anche nel nostro la sostanza non è stata definitivamente messa al bando.

24 marzo 2017
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