Glifosato: confermata la condanna a Monsanto, ma ridotto il risarcimento

Ritorna alla ribalta della cronaca la vicenda del glifosato e del coinvolgimento dell’azienda produttrice della sostanza chimica utilizzata come pesticida, la Monsanto.

Il produttore è stato confermato come colpevole, secondo il giudizio di appello del tribunale di San Francisco. Tuttavia sembrano cambiate alcune condizioni precedentemente dichiarate valide dai giudici. Infatti il giardiniere che sostiene di essersi ammalato di tumore dopo aver utilizzato per anni il glifosato otterrà un risarcimento minore.

L’uomo non sarà risarcito con 252 milioni di dollari, ma la somma si riduce a 68 milioni di dollari. Monsanto aveva chiesto anche che il processo per il glifosato fosse rifatto, perché i legali della multinazionale sostenevano che ci si sarebbe ritrovati di fronte ad una situazione di insufficienza di prove. Il giudice di San Francisco ha respinto tale istanza.

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La vicenda è molto complessa ed ha seguito un percorso giudiziario tortuoso. Infatti alla fine del giudizio di primo grado il giudice aveva deciso che l’azienda produttrice del glifosato può ritenersi colpevole della pericolosità dell’erbicida, anche perché non avrebbe avvertito i consumatori.

Dewayne Johnson è il giardiniere di 46 anni che ha intentato un processo nei confronti della multinazionale, affermando che la sua malattia sarebbe dovuta all’uso prolungato nel tempo di Roundup e di Ranger Pro, due erbicidi prodotti da Monsanto che contengono proprio la sostanza chimica ritenuta pericolosa per la salute.

24 ottobre 2018
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