Buone notizie arrivano dagli Stati Uniti sul fronte della ricerca scientifica: il governo a stelle e strisce e il National Institutes of Health rinunceranno progressivamente all’impiego di scimpanzé a scopi di ricerca, focalizzandosi su metodi alternativi pur ricorrendo a una piccola colonia di sicurezza.

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360 scimpanzé entrano oggi ufficialmente in pensione o, come sarebbe meglio dire, tornano a una vita normale. Il NIH ha infatti deciso di ridurre fortemente il loro impiego nelle analisi a scopo medico, sulla base di alcuni dati raccolti negli ultimi due anni che spiegano come il loro ricorso sia eccessivo e non sempre giustificato. In questa prima fase, però, 50 esemplari rimarranno comunque in servizio, sia per eventuali test futuri sulla funzionalità di vaccini – come quello dell’epatite C – che per ben più blandi studi sul comportamento animale o di derivazione psicologica. Così spiega un portavoce:

I piani del NIH prevedono di ridurre significativamente l’utilizzo di scimpanzé nelle ricerche biomediche sostenute dalla stessa NIH. La maggior parte dei nostri scimpanzé sono quindi in procinto di entrare in pensione.

Piccole polemiche sono sorte sulle modalità di accudimento successivo degli animali: le associazioni animaliste avrebbero chiesto almeno 93 metri quadrati di area verde per singolo esemplari, ma il NIH si rifiuta per l’ovvia impossibilità di trovare così ampio spazio in rifugi, zoo e altre strutture idonee. Gli animali in questione, infatti, non possono essere rimessi in piena libertà, bensì rimarranno pur sempre in cattività, seppur dignitosissima.

Non tutti però se ne lamentano sul fronte animalista, vi sono anche organizzazioni che applaudono questa decisione. Così spiega Wayne Pacelle, presidente di Humane Society:

Questo è un momento storico e un grande punto di svolta per scimpanzé in laboratorio, alcuni rimasti in strutture di cemento per oltre 50 anni. È cruciale ora assicurare che il rilascio nei rifugi di centinaia di scimpanzé diventi realtà e cercheremo di lavorare con il NIH e la comunità dei rifugi affinché questo avvenga.

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La decisione del NIH deriva da una ricerca condotta dall’Institute Of Medicine nel 2011, con la dimostrazione dell’inutilità del ricorso ai primati per molte delle analisi moderne, data l’evoluzione tecnologica:

Il comitato conclude sostenendo che, nonostante gli scimpanzé siano stati un modello di valore nel passato, la gran parte del ricorso a scimpanzé nella ricerca biomedica attuale non è necessario.

28 giugno 2013
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I vostri commenti
Monica, lunedì 3 marzo 2014 alle23:26 ha scritto: rispondi »

Era ora !!! Dovremmo fare una petizione x liberare le altre 50 scimmie e mettere nelle gabbie invece chi va ammazzando persone umane....

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