Gli italiani e l’ambiente: tra eco-tech e indifferenza secondo IPSOS

Tra gli italiani che si preoccupano dell’ambiente ci sono vari sottogruppi: gli eco-tech sociali, connessi e aggiornati sono un 16%, in prevalenza giovani adulti del Centro-Sud, il 20% di non (for) profit sono un pochino più maturi, istruiti, attivi nel sociale e sono ottimisti rispetto al futuro dell’ambiente. Ci sono poi i sostenibili, che adottano uno stile di vita attento, prediligono il biologico a km zero e l’equo-solidale e che contano per un altro 17%. L’altra metà si compone di giovanissimi indifferenti, poco sociali, poco tecnologici e poco interessati ai problemi della Terra e i retrò, una categoria di casalinghe e pensionati scettici e pessimisti, che si limitano a differenziare i rifiuti ma non sperimentano nulla di nuovo.

Questi cluster sociologici vengono da un’indagine che CONAI ha commissionato a IPSOS per capire come si sono modificati gli atteggiamenti degli italiani negli ultimi 15 anni. L’indagine, effettuata tra il maggio e il luglio 2012, ha coinvolto poco più di 800 persone tra i 15 e i 75 anni ed è stata presentata a Milano dal presidente IPSOS Nando Pagnoncelli.

Dalla ricerca emerge che il tema ambientale non è considerato un problema urgente, sembra più un fastidio a cui siamo rassegnati e di cui continuiamo a lamentarci specialmente in occasione di casi eclatanti. La qualità dell’ambiente o i problemi della mobilità sono prioritari solo per un 5% della popolazione. A togliere il sonno al 90% degli italiani sono le congiunture economiche, la precarietà del lavoro e il costo della vita. Alcuni cavalli di battaglia mediatici come la paura dell’immigrazione hanno perso di vigore e il problema sicurezza basato su nemici immaginari è passato in secondo piano rispetto ai timori concreti per le proprie condizioni economiche e sociali.

Il fatto che l’inquinamento non faccia notizia e non sia in cima alla lista delle preoccupazioni non significa che la gente sia soddisfatta o disinteressata. Rispetto a 15 anni fa il 75% degli intervistati ritiene che la qualità dell’aria sia peggiorata, il 60 % lo pensa delle acque e che sia aumentato lo spreco energetico, il 52% è convinto che siano aumentate le discariche abusive. Tutti questi problemi sono maggiormente sentiti nel Sud Italia.

La sensibilizzazione ambientale non riesce a diventare vettore di diffusione del senso civico, ma pare creare aspettative più alte, per cui i cittadini giudicano con maggiore severità quello che vedono. Uno degli aspetti di cui tutti si lamentano è proprio il peggiorare delle buone maniere nella gestione dei beni comuni. Per le nuove generazioni, che vivono in un mondo molto più immateriale, fatto di social network e non di giornali, di pranzi cucinati da un adulto e non di spesa fatta e pensata in proprio, la questione ambientale è materia scolastica, distante dal vissuto quotidiano. Alcuni adulti sono restii a cambiare abitudini e hanno bisogno di un sistema a premi e punizioni per modificare un comportamento (ad esempio, per differenziare i rifiuti), ma in molti accettano di fare la propria parte in una “rivoluzione delle piccole cose“.

Tra i miglioramenti che si sono verificati negli ultimi 15 anni c’è un buon apprezzamento per i prodotti fatti con materiali riciclati, gli alimenti biologici e le energie pulite, mentre ci si aspetta ancora molto dal settore automobilistico, che viene percepito come uno dei più lenti a inglobare serie politiche di mitigazione dell’impatto ambientale e uno sforzo maggiore sarebbe bello che lo facessero anche i settori farmaceutici e delle costruzioni.

Giusto per dare un esempio concreto, il 65% degli intervistati si prefigura un miglioramento nella produzione automobilistica e l’81% comprerebbe un’auto elettrica, mentre solo il 5% pensa che si potrà inquinare di meno costruendo televisori o smartphone.

In generale, ci sono grandi aspettative nei confronti della green economy, percepita come risposta pulita alle necessità attuali, portatrice di innovazione tecnologica e creatrice di posti di lavoro, ma ancora poco concreta. Le buone pratiche si diffondono e contaminano anche i più restii al cambiamento, da stranezza di pochi diventano sempre più abitudine di molti.

13 dicembre 2012
In questa pagina si parla di:
Lascia un commento