Ultimo shopping di Natale con i regali infilati in buste di plastica quello alle porte, da gennaio 2010 infatti gli italiani dovranno dire addio al solito sacchetto inquinante e spesso causa di degrado ambientale. Secondo i risultati del sondaggio “Vota il sacco” promosso da Legambiente, tre italiani su quattro, ovvero il 73,4% degli italiani, sostituiranno la vecchia abitudine con quella di portarsi dietro una sportina riutilizzabile.

Un divieto, quello di produrre, commercializzare e utilizzare i sacchetti in plastica non biodegradabili, che è stato previsto dalla legge finanziaria 2007 e la cui scadenza originaria è già stata prorogata di un anno.

Il referendum simbolico ha visto coinvolti ventimila consumatori che hanno fornito i propri voti in 98 seggi, posti davanti ai supermercati e nelle piazze di 80 comuni italiani, su cosa utilizzeranno al posto della plastic bag al bando tra circa un mese. Poche adesioni per il sacchetto in bioplastica (16,2% di italiani lo utilizzeranno) e ancora meno per la busta di carta (10,4%).

Legambiente si è dimostrata da sempre a favore di questa “censura” così il sondaggio fa parte di un percorso volto a raggiungere l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul tema e richiedere al Governo l’effettivo stop ai sacchetti. L’iniziativa si inserisce all’interno della campagna per la Settimana Europea dei rifiuti denominata “Ridurre si può“.

Una lotta per l’uscita di scena definitiva della vecchia busta di plastica e degli imballaggi inutili in generale che sembra ormai essere giunta all’epilogo, nonostante, come dichiarato dal direttore generale di Legambiente Rossella Muroni:

a distanza di un mese, mancano ancora i decreti attuativi per completare l’iter di legge in realtà e predisporre effettivamente le modalità con cui dovrebbero orientarsi i produttori, la grande distribuzione e i consumatori stessi.

Legambiente ha inoltre sottolineato come invece la grande distribuzione abbia già avviato il processo di dismissione delle plastic bag, facendole pagare 4/5 centesimi di euro, così come molti negozi e magazzini hanno già iniziato ad utilizzare esclusivamente borse della spesa riutilizzabili, sacche in iuta “equo e solidale”, o sacchetti di carta o plastica di origine vegetale. Circa un centinaio inoltre i comuni che hanno messo in atto iniziative per l’eliminazione delle shopper o emanato ordinanze, e oltre 250 quelli che hanno dichiarato di averne l’intenzione.

29 novembre 2010
I vostri commenti
miki, martedì 21 dicembre 2010 alle15:27 ha scritto: rispondi »

le buste di plastica si rompono troppo facilmente se compri oggetti appuntiti!!!e quelle di carta anch'esse si rompono!!! quindi sono favorevole a questa iniziativa

Enzo R., lunedì 6 dicembre 2010 alle16:02 ha scritto: rispondi »

Qualche grande magazzino o negozio ha iniziato a consegnare la merce in borse riutilizzabili, generalmente di fibra vegetale. Il costo di pochi centesimi (meno di 10)non dovrebbe disturbare più di tanto il consumatore. E' un primo passo: adesso occorre un maggior impegno negli imballaggi riutilizzabili ("reverse logistics")che comporterebbe, tra l'altro, una notevole riduzione in volume e peso dei rifiuti, specie industriali.

bx, sabato 4 dicembre 2010 alle22:09 ha scritto: rispondi »

infatti nn capisco perche non si riesce a far le buste di carta.....

mela, sabato 4 dicembre 2010 alle0:20 ha scritto: rispondi »

peccato che le buste biodegradabili siano cancerogene e che per smaltire i vecchi sacchetti ci vorranno le prossime venti generazioni e sicuramente non basteranno...l'unica soluzione sarebbe portarci da casa buste di cotone e riutilizzabili

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